Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
I disturbi sessuali maschili sono classificati in disturbi primari e disturbi secondari, secondo che appaiono all’inizio della vita sessuale o più tardivamente; vi sono poi i disturbi temporanei, permanenti, parziali, ecc.. E poi ancora i disturbi selettivi, che insorgono solo con una determinata partner e non con altre.
Il deficit erettile può essere completo o incompleto; l’erezione può esistere ed essere valida durante la masturbazione o scatenarsi in maniera spontanea, per scomparire nell’imminenza di un possibile rapporto coitale. Un’erezione può essere insufficiente all’inizio dell’attività sessuale e diventare più che sufficiente in seguito; oppure essere normale all’inizio per scomparire o ridursi nel corso del coito.
L’eiaculazione precoce può presentarsi secondo varie sfumature. Essa può rendere il coito impossibile se si verifica prima della penetrazione, oppure al minimo contatto fisico. Invece, l’eiaculazione può essere solo relativa , cioè non permettere il soddisfacimento della partner, benché l’atto sessuale abbia una durata che può essere considerata normale; in questi casi è la partner che è troppo lenta nella sua reattività o è francamente inibita. Se considerati nel giusto contesto, cioè quello dei disturbi sessuali di coppia, in questi casi l’uomo presenta il sintomo, ma è la donna ad indurlo.
Esistono delle forme dissociative per quanto concerne i disturbi dell’eiaculazione, come, ad esempio, si verifica nel caso di soggetti che eiaculano bene durante il sonno sotto l’effetto di attività oniriche e non riescono ad eiaculare nello stato di veglia; oppure, soggetti che hanno una normale eiaculazione masturbatoria, ma non riescono ad eiaculare durante il coito.
Altre tipologie dissociative riguardano rispettivamente il desiderio e l’attività sessuale, per esempio, si riscontrano facilmente le deficienze erettili con desiderio conservato e conseguente impossibilità di scaricare la tensione. Lo stesso avviene in certe difficoltà eiaculatorie, dove l’erezione si mantiene per un tempo prolungato in attesa dell’eiaculazione, ma senza che vi sia un desiderio erotico concomitante.
Un altro gruppo di turbe dissociative, se così le possiamo chiamare, configurano alcune patologie del ritmo. Per esempio, possiamo riscontrare degli anacronismi tra il desiderio che si produce nel sogno durante la vita notturna, mentre fa difetto nello stato di veglia.
Altri possibili anacronismi si hanno quando il desiderio si produce in circostanze in cui la relazione sessuale è praticamente impossibile, mentre sparisce quando le circostanze sono favorevoli. E’ chiaro che, quando i ritmi di un soggetto non vanno d’accordo con quelli del partner (come avviene, ad esempio, quando uno dei due membri della coppia ama far l’amore di sera, e l’altro invece la mattina) l’intesa sessuale può deteriorarsi e finire a pezzi.
Anche se i disturbi dell’erezione e i disturbi dell’eiaculazione devono essere tenuti distinti e separati dal punto di vista fisiopatologico, esistono, tuttavia, delle correlazioni sul piano psicologico, nel senso che i secondi potrebbero succedere ai primi in quanto che il soggetto con insufficienza erettile, consapevole della sua condizione, tenderebbe ad affrettare la conclusione del rapporto nel timore di perdere l’erezione.
L’impotenza erettile si manifesta spesso come un fenomeno irregolare e progressivo, che tende a riprodursi quando ricorrono le circostanze. Il soggetto a poco a poco adotta un comportamento di passività e di rassegnazione, tende a divenire meno aggressivo nella sua vita relazionale, ma nello stesso tempo può sviluppare un’eccitazione di tipo mentalizzata che lo rende ansioso e lo allontana dall’interesse corporeo della sessualità. Il circolo vizioso della paura dell’impotenza rafforza progressivamente lo stato patologico, perché difronte all’eventualità di un rapporto sessuale il soggetto si domanderà come sarà capace di reagire. Il che avrà come conseguenza il mantenimento e l’accentuazione del sintomo.
Anche l’eiaculatore precoce può entrare in un circolo vizioso, essendo egli una persona ansiosa, sempre preoccupato di fare bene, sempre concentrato sulla propria eccitazione: si domanda ogni volta se sarà capace di resistere più a lungo, pensiero che non fa che accelerare la precipitazione ed aumentare la fissazione ansiosa sull’atto sessuale.
E qui si può verificare il fenomeno inverso di quello segnalato prima, che cioè a una sintomatologia di eiaculazione prematura può far seguito una deficienza erettile secondaria: l’insoddisfazione ripetuta dovuta agli atti sessuali brevi causa una scomparsa reattiva del desiderio che si ripercuote sul meccanismo di indizione della tumescenza del pene.
L’ansia da prestazione è molto conosciuta in Sessuologia e ad essa vengono imputate molte defaillances sessuali; essa si caratterizza nella cosiddetta sindrome da spectatoring, che comporta uno sdoppiamento della personalità umana maschile nel momento in cui fa l’amore: e cioè, una parte è quella che ha avviato la reazione sessuale, ed un’altra, lo spettatore, è quella che osserva, controlla e giudica l’operato della prima. Ora è chiaro che, in condizioni abituali, e tranne che si tratti di individui molto disinibiti, come ad esempio gli attori pornografici, a nessuno farebbe piacere essere osservato nella propria intimità e chiunque eviterebbe situazioni di questo genere, o ne verrebbe fortemente condizionato.
E’ così che si spiegano alcune impotenze temporanee in giovani in piena salute sessuale, i quali, avendo sperimentato una volta, per cause dipendenti dalla propria timidezza, o da un particolare disagio, magari in condizioni sfavorevoli per il sesso, un deficit erettivo, perdono poi l’autostima ed entrano in un tunnel da cui difficilmente riescono ad uscire senza un aiuto; questo perché ogni volta, ad ogni successivo tentativo, temono di non farcela e si controllano con la mente senza concentrarsi sull’attività sessuale e sul piacere che essa può regalare. Come si può capire, in questi casi il fallimento è d’obbligo. L’autostima viene ancor più diminuita quando i giovani pensano che gli altri membri del gruppo di cui fanno parte possano venire a conoscenza dei loro problemi.
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giovedì 9 febbraio 2017
CHE COSA E' LA DISPAREUNIA
Autore Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
La dispareunia è la condizione del coito doloroso. Può essere primaria, quando la difficoltà risale già ai primi rapporti sessuali, e secondaria, quando essa appare più tardi, dopo che i rapporti sessuali si sono svolti in maniera più o meno accettabile e soddisfacente.
Può essere esterna, quando il dolore o le sensazioni sgradevoli sorgono già dai primi tentativi di penetrazione, all’inizio quindi del rapporto sessuale, e interna, quando il dolore insorge in piena attività coitale, dopo cioè che vi è stata la penetrazione e si sono avviati i movimenti coitali.
Numerose cause organiche possono essere all’origine di questa disfunzione: per esempio, nella dispareunia esterna la causa può essere un’atresia vaginale, una caruncola uretrale, la vulvodinia, una vulvovaginite, una bartolinite, un’uretrite, una cicatrice da episiotomia o da perineorafia, ecc..; oppure ancora possono essere chiamate in causa delle fissurazioni anali, delle fistole rettovaginali, il lichen scleroatrofico vulvare, la leucoplasia, le emorroidi, la candida, ecc..
Per la dispareunia interna possiamo invocare come possibili cause una cervicite, l’endometriosi, un’infiammazione pelvica, la retroversione uterina, un tumore ovarico o uterino, ancora una vulvovaginite, ecc..
Nell’età avanzata causa frequente di dispareunia può essere la fibrosi senile della vagina, ed ancora stati irritativi della vescica, la colite cronica o una qualunque forma di congestione pelvica.
Oltre tutte le possibili causa organiche di dispareunia, che abbiamo menzionato, non dobbiamo dimenticare le cause emotive o conflittuali, superficiali o profonde, di questa disfunzione.
Il dolore infatti può essere strumentalizzato.
Il dolore può ostacolare ogni forma di godimento, e quindi può essere utilizzato come un’arma contro il partner, accusato ogni volta di procurare dolore anziché piacere.
La dispareunia può essere la manifestazione esterna di bisogni masochistici o autopunitivi, o il risultato di un autocontrollo eccessivo. Altre volte essa è indotta da bisogni sadici profondi da parte del partner, che si abbandona a un’attitudine troppo violenta nell’esercizio sessuale.
Per qualche donna la sensibilità genitale è maggiormente tarata sul disagio e sul dolore piuttosto che sul piacere; sembra che in esse la soglia del dolore sia molto bassa e sopravanzi bloccandola quella del piacere.
La dispareunia compare nel 9-13% delle donne fertili e fino al 45% delle donne in menopausa.
Nel periodo menopausale e post-menopausale la carenza di estrogeni induce modificazioni dell’epitelio vaginale (scarsità delle cellule superficiali contenenti glicogeno, riduzione dei bacilli di Doderlein, aumento del PH vaginale), la diminuizione dei fluidi vaginali, del flusso sanguigno e della produzione di glicogeno porta alla scomparsa delle colonne vaginali anteriore e posteriore, alla riduzione della trasudazione con conseguente ostacolo alla normalità dei rapporti sessuali.
Altre cause di dispareunia in menopausa sono da ricondurre a disfunzioni in altri aspetti della risposta sessuale, e/o a problemi psicoemotivi personali o relazionali, comparsi o peggiorati in concomitanza con la persistenza del dolore ai rapporti.
La somministrazione di estrogeni (terapia ormonale sostitutiva per via sistemica = HRT), induce, già dopo una settimana di trattamento, la modificazione in senso maturativo delle cellule atrofiche, senza influenzare le cellule atipiche, permettendo la formazione di un "background" più chiaro e risolvendo pertanto il dubbio diagnostico.
L'elevata efficacia del trattamento estrogenico nella prevenzione e trattamento della sintomatologia dovuta all'atrofia vaginale è stata largamente dimostrata ed i vari studi concordano nel riportare una rapida e significativa riduzione del profilo sintomatologico .
La somministrazione vaginale degli estrogeni è efficace su tutti i sintomi legati all’atrofia uro-genitale e produce miglioramenti soggettivi praticamente immediati nelle donne con bruciore, secchezza vaginale e dispareunia. La via di somministrazione vaginale è elettiva per quelle donne che presentano disturbi urogenitali, ma non vogliono o non possono fare HRT sistemica.
La somministrazione di estrogeni in crema vaginale prevede una applicazione una o due volte al dì, per due o tre settimane.
Risolti i sintomi dell'atrofia, sarà sufficiente una applicazione da una a tre volte la settimana.
Efficaci anche i fitoestrogeni nel contrastare l’atrofia vaginale: l’applicazione di un gel vaginale a base di fitoestrogeni è in grado di evitare e di impedire la ricomparsa di questi disturbi legati alla carenza estrogenica.
Tecniche di ringiovanimento vulvo-vaginale vengono praticate oggi e sono molto efficaci nel ridurre gli inestetismi e i disturbi legati alla senescenza dell’area ano-genitale. In particolare, per quanto riguarda la vagina, il trattamento viene eseguito con tecnologia laser CO2 frazionale (monnalisa touch); i risultati vengono riferiti soddisfacenti dalla maggior parte delle pazienti.
Da non dimenticare poi l’utilizzo locale di gel e creme lubrificanti a base di camomilla, malva, calendula, ecc.., che, oltre all’azione lubrificante, hanno un effetto lenitivo ed emolliente e proteggono le mucose e la cute da bruciori e irritazioni.
Fattori favorenti la dispareunia in menopausa possono essere:
Fattori clinici
-Sintomi vasomotori
-Atrofia secchezza uro-genitale
-Incontinenza urinaria
-Depressione
-Disturbi del sonno
-Sindromi associate da dolore cronico
Fattori psico-sociali
-Atteggiamento anti-aging
-Avversione verso sessualità
-Non accettazione cambio ruolo sociale
-Rifiuto immagine di sé e della propria corporeità
Fattori relazionali
-Perdita o cambio partner
-Disponibilità verso il partner
- Disponibilità del partner
- Problemi sessuali del partner
Mappatura del dolore dispareunico:
Introitale: vulvite, vaginismo, vulvodinia, esiti iatrogeni
Medio-vaginale laterale: ipertono elevatore dell’ano
Medio-vaginale anteriore: cistite interstiziale
Medio-vaginale posteriore: patologia ano-rettale
Profonda
Tempistica del dolore dispareunico:
Ante portam: atteggiamento fobico, vaginismo, infezioni
Introitale: mialgia- ipertono elevatore dell’ano
Post coitale: contrattura difensiva antalgica del pavimento pelvico
Persistente: vulvodinia
Anche nella dispareunia di origine organica, gli aspetti relazionali possono contribuire al persistere o all’aggravarsi della percezione del dolore.
Possono entrare in gioco: mancanza di intimita, conflitti coniugali, abusi fisici e verbali del partner, insoddisfazione sessuale, problemi sessuali del partner.
Diagnosi di dispareunia da causa organica
- Esame batteriologico a fresco
- Tamponi vaginali (germi comuni, clamidia, miceti, protozoi, HPV, HSV)
- Colposcopia
- Vulvoscopia
- Biopsia
- Ecografia trans-vaginale
- Diagnostica clinica (endometriosi, malformazioni, neoplasie, malattie autoimmuni. neuropatie ecc..)
LA NEGATIVITA’ DI TALI ESAMI PONE LA DIAGNOSI DI DISPAREUNIA IDIOPATICA
La dispareunia è la condizione del coito doloroso. Può essere primaria, quando la difficoltà risale già ai primi rapporti sessuali, e secondaria, quando essa appare più tardi, dopo che i rapporti sessuali si sono svolti in maniera più o meno accettabile e soddisfacente.
Può essere esterna, quando il dolore o le sensazioni sgradevoli sorgono già dai primi tentativi di penetrazione, all’inizio quindi del rapporto sessuale, e interna, quando il dolore insorge in piena attività coitale, dopo cioè che vi è stata la penetrazione e si sono avviati i movimenti coitali.
Numerose cause organiche possono essere all’origine di questa disfunzione: per esempio, nella dispareunia esterna la causa può essere un’atresia vaginale, una caruncola uretrale, la vulvodinia, una vulvovaginite, una bartolinite, un’uretrite, una cicatrice da episiotomia o da perineorafia, ecc..; oppure ancora possono essere chiamate in causa delle fissurazioni anali, delle fistole rettovaginali, il lichen scleroatrofico vulvare, la leucoplasia, le emorroidi, la candida, ecc..
Per la dispareunia interna possiamo invocare come possibili cause una cervicite, l’endometriosi, un’infiammazione pelvica, la retroversione uterina, un tumore ovarico o uterino, ancora una vulvovaginite, ecc..
Nell’età avanzata causa frequente di dispareunia può essere la fibrosi senile della vagina, ed ancora stati irritativi della vescica, la colite cronica o una qualunque forma di congestione pelvica.
Oltre tutte le possibili causa organiche di dispareunia, che abbiamo menzionato, non dobbiamo dimenticare le cause emotive o conflittuali, superficiali o profonde, di questa disfunzione.
Il dolore infatti può essere strumentalizzato.
Il dolore può ostacolare ogni forma di godimento, e quindi può essere utilizzato come un’arma contro il partner, accusato ogni volta di procurare dolore anziché piacere.
La dispareunia può essere la manifestazione esterna di bisogni masochistici o autopunitivi, o il risultato di un autocontrollo eccessivo. Altre volte essa è indotta da bisogni sadici profondi da parte del partner, che si abbandona a un’attitudine troppo violenta nell’esercizio sessuale.
Per qualche donna la sensibilità genitale è maggiormente tarata sul disagio e sul dolore piuttosto che sul piacere; sembra che in esse la soglia del dolore sia molto bassa e sopravanzi bloccandola quella del piacere.
La dispareunia compare nel 9-13% delle donne fertili e fino al 45% delle donne in menopausa.
Nel periodo menopausale e post-menopausale la carenza di estrogeni induce modificazioni dell’epitelio vaginale (scarsità delle cellule superficiali contenenti glicogeno, riduzione dei bacilli di Doderlein, aumento del PH vaginale), la diminuizione dei fluidi vaginali, del flusso sanguigno e della produzione di glicogeno porta alla scomparsa delle colonne vaginali anteriore e posteriore, alla riduzione della trasudazione con conseguente ostacolo alla normalità dei rapporti sessuali.
Altre cause di dispareunia in menopausa sono da ricondurre a disfunzioni in altri aspetti della risposta sessuale, e/o a problemi psicoemotivi personali o relazionali, comparsi o peggiorati in concomitanza con la persistenza del dolore ai rapporti.
La somministrazione di estrogeni (terapia ormonale sostitutiva per via sistemica = HRT), induce, già dopo una settimana di trattamento, la modificazione in senso maturativo delle cellule atrofiche, senza influenzare le cellule atipiche, permettendo la formazione di un "background" più chiaro e risolvendo pertanto il dubbio diagnostico.
L'elevata efficacia del trattamento estrogenico nella prevenzione e trattamento della sintomatologia dovuta all'atrofia vaginale è stata largamente dimostrata ed i vari studi concordano nel riportare una rapida e significativa riduzione del profilo sintomatologico .
La somministrazione vaginale degli estrogeni è efficace su tutti i sintomi legati all’atrofia uro-genitale e produce miglioramenti soggettivi praticamente immediati nelle donne con bruciore, secchezza vaginale e dispareunia. La via di somministrazione vaginale è elettiva per quelle donne che presentano disturbi urogenitali, ma non vogliono o non possono fare HRT sistemica.
La somministrazione di estrogeni in crema vaginale prevede una applicazione una o due volte al dì, per due o tre settimane.
Risolti i sintomi dell'atrofia, sarà sufficiente una applicazione da una a tre volte la settimana.
Efficaci anche i fitoestrogeni nel contrastare l’atrofia vaginale: l’applicazione di un gel vaginale a base di fitoestrogeni è in grado di evitare e di impedire la ricomparsa di questi disturbi legati alla carenza estrogenica.
Tecniche di ringiovanimento vulvo-vaginale vengono praticate oggi e sono molto efficaci nel ridurre gli inestetismi e i disturbi legati alla senescenza dell’area ano-genitale. In particolare, per quanto riguarda la vagina, il trattamento viene eseguito con tecnologia laser CO2 frazionale (monnalisa touch); i risultati vengono riferiti soddisfacenti dalla maggior parte delle pazienti.
Da non dimenticare poi l’utilizzo locale di gel e creme lubrificanti a base di camomilla, malva, calendula, ecc.., che, oltre all’azione lubrificante, hanno un effetto lenitivo ed emolliente e proteggono le mucose e la cute da bruciori e irritazioni.
Fattori favorenti la dispareunia in menopausa possono essere:
Fattori clinici
-Sintomi vasomotori
-Atrofia secchezza uro-genitale
-Incontinenza urinaria
-Depressione
-Disturbi del sonno
-Sindromi associate da dolore cronico
Fattori psico-sociali
-Atteggiamento anti-aging
-Avversione verso sessualità
-Non accettazione cambio ruolo sociale
-Rifiuto immagine di sé e della propria corporeità
Fattori relazionali
-Perdita o cambio partner
-Disponibilità verso il partner
- Disponibilità del partner
- Problemi sessuali del partner
Mappatura del dolore dispareunico:
Introitale: vulvite, vaginismo, vulvodinia, esiti iatrogeni
Medio-vaginale laterale: ipertono elevatore dell’ano
Medio-vaginale anteriore: cistite interstiziale
Medio-vaginale posteriore: patologia ano-rettale
Profonda
Tempistica del dolore dispareunico:
Ante portam: atteggiamento fobico, vaginismo, infezioni
Introitale: mialgia- ipertono elevatore dell’ano
Post coitale: contrattura difensiva antalgica del pavimento pelvico
Persistente: vulvodinia
Anche nella dispareunia di origine organica, gli aspetti relazionali possono contribuire al persistere o all’aggravarsi della percezione del dolore.
Possono entrare in gioco: mancanza di intimita, conflitti coniugali, abusi fisici e verbali del partner, insoddisfazione sessuale, problemi sessuali del partner.
Diagnosi di dispareunia da causa organica
- Esame batteriologico a fresco
- Tamponi vaginali (germi comuni, clamidia, miceti, protozoi, HPV, HSV)
- Colposcopia
- Vulvoscopia
- Biopsia
- Ecografia trans-vaginale
- Diagnostica clinica (endometriosi, malformazioni, neoplasie, malattie autoimmuni. neuropatie ecc..)
LA NEGATIVITA’ DI TALI ESAMI PONE LA DIAGNOSI DI DISPAREUNIA IDIOPATICA
mercoledì 8 febbraio 2017
IL SESSO NEI CARDIOPATICI
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
La cessazione dell’attività sessuale è spesso considerata una conseguenza inevitabile dell’infarto del miocardio. La paura di morte improvvisa incombe come una spada di Damocle sul cardiopatico e segna la fine dell’attività sessuale per molte coppie.
Ma, questa astinenza è veramente necessaria? La sforzo fisico causato dal rapporto sessuale davvero mette in pericolo la vita del cardiopatico?
Di solito si raccomanda ai coronaropatici di ridurre o abolire il fumo, scendere di peso, ridurre l’apporto di colesterolo e di grassi saturi, praticare una modesta e costante attività fisica, ma poco o niente gli viene consigliato a proposito della vita sessuale. Così il paziente si comporta secondo le sue limitate conoscenze, le sue opinioni, le sue paure, le sue superstizioni; può succedere quindi che egli riduca senza giustificazione la sua attività sessuale, spesso fino alla completa astinenza.
Da ciò parte un ciclo comportamentale fatto anche di frustrazioni e conflitti coniugali che non può non ripercuotersi negativamente sul recupero del paziente e provoca un peggioramento dei disturbi cardiaci.
Per impedire che questo avvenga, il medico deve dare consigli chiari ed espliciti in materia sessuale ai suoi pazienti, e quindi deve ben conoscere gli effetti dell’attività sessuale sulle affezioni cardiache.
Gli studi effettuati indicano che l’attività sessuale determina notevoli fluttuazioni della funzione cardiocircolatoria: tachicardia, aumento della pressione arteriosa sistolica e diastolica, aumento della frequenza respiratoria. Queste modificazioni, per quanto drammatiche, sono però molto brevi e sono caratterizzate da un incremento graduale di questi parametri fino ad un massimo che si raggiunge subito prima dell’orgasmo o in concomitanza con esso. Il ritorno ai valori normali di partenza si verifica nel giro di pochi minuti.
Quali sono però le ripercussioni dell’attività sessuale in un individuo affetto da una malattia cardiovascolare?
Dai riscontri effettuati si può fondatamente ritenere che in un uomo di mezza età, sposato da lungo tempo e senza altri motivi perturbanti, il costo fisiologico dell’attività sessuale sia piuttosto modesto, soprattutto se paragonato all’impatto fisiologico dei rapporti sessuali più energici e passionali degli individui giovani.
Tali risposte fisiologiche sono simili a quelle osservate negli stessi soggetti nel corso della normale attività quotidiana, come guidare l’auto, salire le scale, discutere anche animatamente di affari con qualcuno. Se queste due forme di sforzo fisico (normale attività quotidiana e rapporto sessuale) vengono considerati equivalenti, si può dedurre che gli incrementi dei parametri fisiologici nel corso dell’attività sessuale possano essere considerati accettabili.
Un distinguo bisogna farlo a proposito dell’incremento pressorio: lo sforzo fisico che comporta la normale attività quotidiana, come camminare anche velocemente, salire e scendere le scale, ecc.., comporta un rialzo pressorio omerale senza nessun incremento della pressione arteriosa a livello aortico; invece, sforzi fisici che comportano la contrazione isometrica di gruppi muscolari anche piccoli (come, ad esempio, una stretta prolungata della mano) causano aumenti pressori sia a livello aortico che omerale.
Ora, il rapporto sessuale effettuato dall’uomo in posizione classica superiore provoca una prolungata contrazione isometrica dei muscoli delle braccia e delle spalle, per cui possiamo ragionevolmente affermare che il rapporto sessuale effettuato in determinate posizioni comporta variazioni pressorie più elevate rispetto al coito effettuato in posizioni alternative.
A causa della pericolosità dello sforzo isometrico è necessario mettere in guardia i coronaropatici dall’effettuare forzatamente attività come sollevare oggetti pesanti, portare valigie, lavorare con zappe o vanghe, ecc.. Ai cardiopatici di sesso maschile bisogna quindi raccomandare di praticare, per un certo tempo, il rapporto sessuale in posizioni tali che non comportino una contrazione prolungata dei muscoli delle braccia allo scopo di mantenere il corpo o di afferrare la partner. Posizioni consigliate sono quindi le posizioni laterali e quella con la donna in posizione superiore.
Nei cardiopatici di sesso femminile, invece, qualsiasi posizione non comporta contrazioni di tipo isometrico e, pertanto, i consigli sulla tecnica sessuale sono meno importanti.
Quando il paziente di sesso maschile ha superato la fase acuta, cioè quando non è più necessario il monitoraggio cardiaco ed il paziente può lasciare il letto, spesso cominciano a manifestarsi preoccupazioni ed interesse per l’attività sessuale. Molti cardiopatici riferiscono che, in questo periodo, le infermiere diventano per loro sempre più attraenti.
Il ritorno dell’interesse sessuale nei cardiopatici di sesso maschile va salutato come un buon segno di recupero ed è la premessa di una vita normale. Interrogando questi pazienti emerge che è frequente la masturbazione già durante la degenza in ospedale, e che questa masturbazione può essere vissuta dal paziente come un fattore estremamente positivo dal punto di vista della continuità dell’attività sessuale.
Una raccomandazione importante è la seguente: vi sono buoni motivi per ritenere che l’attività sessuale espletata con nuovi partner, come avviene ad esempio nei rapporti extraconiugali, sia particolarmente stressante. Sembra che la maggior parte delle morti improvvise provocate dal rapporto sessuale si verifichi in queste circostanze. E’ chiaro, quindi, come tali attività sessuali siano da evitare da parte dei cardiopatici, ed è compito del medico consigliare il paziente.
Alla luce di quanto già detto, emerge che una regolare attività sessuale senza strappi e con le giuste precauzioni, non solo è possibile ma anche raccomandabile nei soggetti affetti da cardiopatie.
La cessazione dell’attività sessuale è spesso considerata una conseguenza inevitabile dell’infarto del miocardio. La paura di morte improvvisa incombe come una spada di Damocle sul cardiopatico e segna la fine dell’attività sessuale per molte coppie.
Ma, questa astinenza è veramente necessaria? La sforzo fisico causato dal rapporto sessuale davvero mette in pericolo la vita del cardiopatico?
Di solito si raccomanda ai coronaropatici di ridurre o abolire il fumo, scendere di peso, ridurre l’apporto di colesterolo e di grassi saturi, praticare una modesta e costante attività fisica, ma poco o niente gli viene consigliato a proposito della vita sessuale. Così il paziente si comporta secondo le sue limitate conoscenze, le sue opinioni, le sue paure, le sue superstizioni; può succedere quindi che egli riduca senza giustificazione la sua attività sessuale, spesso fino alla completa astinenza.
Da ciò parte un ciclo comportamentale fatto anche di frustrazioni e conflitti coniugali che non può non ripercuotersi negativamente sul recupero del paziente e provoca un peggioramento dei disturbi cardiaci.
Per impedire che questo avvenga, il medico deve dare consigli chiari ed espliciti in materia sessuale ai suoi pazienti, e quindi deve ben conoscere gli effetti dell’attività sessuale sulle affezioni cardiache.
Gli studi effettuati indicano che l’attività sessuale determina notevoli fluttuazioni della funzione cardiocircolatoria: tachicardia, aumento della pressione arteriosa sistolica e diastolica, aumento della frequenza respiratoria. Queste modificazioni, per quanto drammatiche, sono però molto brevi e sono caratterizzate da un incremento graduale di questi parametri fino ad un massimo che si raggiunge subito prima dell’orgasmo o in concomitanza con esso. Il ritorno ai valori normali di partenza si verifica nel giro di pochi minuti.
Quali sono però le ripercussioni dell’attività sessuale in un individuo affetto da una malattia cardiovascolare?
Dai riscontri effettuati si può fondatamente ritenere che in un uomo di mezza età, sposato da lungo tempo e senza altri motivi perturbanti, il costo fisiologico dell’attività sessuale sia piuttosto modesto, soprattutto se paragonato all’impatto fisiologico dei rapporti sessuali più energici e passionali degli individui giovani.
Tali risposte fisiologiche sono simili a quelle osservate negli stessi soggetti nel corso della normale attività quotidiana, come guidare l’auto, salire le scale, discutere anche animatamente di affari con qualcuno. Se queste due forme di sforzo fisico (normale attività quotidiana e rapporto sessuale) vengono considerati equivalenti, si può dedurre che gli incrementi dei parametri fisiologici nel corso dell’attività sessuale possano essere considerati accettabili.
Un distinguo bisogna farlo a proposito dell’incremento pressorio: lo sforzo fisico che comporta la normale attività quotidiana, come camminare anche velocemente, salire e scendere le scale, ecc.., comporta un rialzo pressorio omerale senza nessun incremento della pressione arteriosa a livello aortico; invece, sforzi fisici che comportano la contrazione isometrica di gruppi muscolari anche piccoli (come, ad esempio, una stretta prolungata della mano) causano aumenti pressori sia a livello aortico che omerale.
Ora, il rapporto sessuale effettuato dall’uomo in posizione classica superiore provoca una prolungata contrazione isometrica dei muscoli delle braccia e delle spalle, per cui possiamo ragionevolmente affermare che il rapporto sessuale effettuato in determinate posizioni comporta variazioni pressorie più elevate rispetto al coito effettuato in posizioni alternative.
A causa della pericolosità dello sforzo isometrico è necessario mettere in guardia i coronaropatici dall’effettuare forzatamente attività come sollevare oggetti pesanti, portare valigie, lavorare con zappe o vanghe, ecc.. Ai cardiopatici di sesso maschile bisogna quindi raccomandare di praticare, per un certo tempo, il rapporto sessuale in posizioni tali che non comportino una contrazione prolungata dei muscoli delle braccia allo scopo di mantenere il corpo o di afferrare la partner. Posizioni consigliate sono quindi le posizioni laterali e quella con la donna in posizione superiore.
Nei cardiopatici di sesso femminile, invece, qualsiasi posizione non comporta contrazioni di tipo isometrico e, pertanto, i consigli sulla tecnica sessuale sono meno importanti.
Quando il paziente di sesso maschile ha superato la fase acuta, cioè quando non è più necessario il monitoraggio cardiaco ed il paziente può lasciare il letto, spesso cominciano a manifestarsi preoccupazioni ed interesse per l’attività sessuale. Molti cardiopatici riferiscono che, in questo periodo, le infermiere diventano per loro sempre più attraenti.
Il ritorno dell’interesse sessuale nei cardiopatici di sesso maschile va salutato come un buon segno di recupero ed è la premessa di una vita normale. Interrogando questi pazienti emerge che è frequente la masturbazione già durante la degenza in ospedale, e che questa masturbazione può essere vissuta dal paziente come un fattore estremamente positivo dal punto di vista della continuità dell’attività sessuale.
Una raccomandazione importante è la seguente: vi sono buoni motivi per ritenere che l’attività sessuale espletata con nuovi partner, come avviene ad esempio nei rapporti extraconiugali, sia particolarmente stressante. Sembra che la maggior parte delle morti improvvise provocate dal rapporto sessuale si verifichi in queste circostanze. E’ chiaro, quindi, come tali attività sessuali siano da evitare da parte dei cardiopatici, ed è compito del medico consigliare il paziente.
Alla luce di quanto già detto, emerge che una regolare attività sessuale senza strappi e con le giuste precauzioni, non solo è possibile ma anche raccomandabile nei soggetti affetti da cardiopatie.
L'EIACULAZIONE PRECOCE
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
L’eiaculazione precoce è considerata la disfunzione sessuale maschile più diffusa, anche se una quantificazione precisa della sua incidenza risulta praticamente impossibile, a causa della sua incerta definizione. La maggior parte degli studi effettuati assegna alla EP una percentuale di incidenza che va dal 20% al 30%, ma questi dati possono essere sottostimati, perché molti uomini non si rivolgono al medico.
Viene distinta in primaria o secondaria a seconda che si sia manifestata fin dall'inizio dell'attività sessuale del soggetto o se è intervenuta in un secondo momento, dopo un periodo di attività sessuale soddisfacente.
Inoltre può essere generalizzata o selettiva a seconda che sia sempre presente nell'attività sessuale dell'uomo o soltanto per determinate situazioni, attività o partner.
Secondo una definizione proposta da Masters & Johnson, un uomo soffre di eiaculazione precoce se eiacula prima che il partner raggiunga l’orgasmo in più della metà dei rapporti sessuali.
Una definizione diagnostica che utilizzi quale parametro di riferimento il raggiungimento dell'orgasmo del partner deve valutare però l'eventuale presenza di una parallela disfunzione femminile dell'orgasmo, che ne ritarda o ne rende impossibile il raggiungimento e che potrebbe rappresentare la reale difficoltà della coppia. Si tratta quindi di una definizione imperfetta.
Attualmente la definizione diagnostica maggiormente sostenuta dalla sessuologia scientifica si centra sulla carente percezione e possibilità di controllo dell'individuo con eiaculazione precoce sui tempi dell’eccitazione sessuale e quindi sul raggiungimento della soglia di attivazione del riflesso eiaculatorio e sulla impossibilità di trattenerlo. A tale condizione deve associarsi l'insoddisfazione e il disagio soggettivo dell'uomo e/o della partner per potersi correttamente configurare una diagnosi di eiaculazione precoce.
Le cause dell'eiaculazione precoce possono essere di tipo organico o di tipo psicologico ed emotivo, riguardando la storia e le caratteristiche individuali e in alcuni casi le dinamiche relazionali della coppia.
Le cause organiche possono essere riferite ad ipersensibilità del glande, eventualmente accentuata da anomalie anatomiche esterne come la fimosi e il frenulo corto, oppure a processi infiammatori come prostatite, uretrite, vescicolite.
Alla difficoltà nel controllo dell'eiaculazione può inoltre contribuire il fenomeno dell’ansia da prestazione e una difficoltà più generale a gestire ed esprimere le emozioni: un soggetto che è preoccupato perché teme la detumescenza del pene nel corso del rapporto sessuale, potrà affrettarsi ed accelerare i tempi per timore di non poter giungere alla conclusione.
La terapia dell’eiaculazione precoce può essere farmacologica e non farmacologica. Nella seconda ipotesi, si avvale delle psico terapie sessuali di tipo mansionario in quanto l’EP investe la sfera delle disfunzioni sessuali della coppia.
La terapia farmacologica si avvale della somministrazione orale della dapoxetina, una molecola che appartiene a una classe di farmaci utilizzati come antidepressivi, che agisce inibendo la ricaptazione della serotonina a livello del sistema nervoso centrale.
Il farmaco deve essere assunto a stomaco pieno, le compresse devono essere deglutite intere, per evitare il sapore amaro, con almeno 1 bicchiere pieno d’acqua; non deve essere assunto più di 1 volta ogni 24 ore.
I più comuni effetti collaterali della dapoxetina sono costituiti da capogiri, cefalea, nausea.
Gli effetti terapeutici:
- migliorare la capacità di controllo sull’eiaculazione,
- prolungare il tempo dell’eiaculazione,
- aumentare la soddisfazione del rapporto sessuale,
- diminuire il disagio legato all’eiaculazione precoce.
L’eiaculazione precoce è considerata la disfunzione sessuale maschile più diffusa, anche se una quantificazione precisa della sua incidenza risulta praticamente impossibile, a causa della sua incerta definizione. La maggior parte degli studi effettuati assegna alla EP una percentuale di incidenza che va dal 20% al 30%, ma questi dati possono essere sottostimati, perché molti uomini non si rivolgono al medico.
Viene distinta in primaria o secondaria a seconda che si sia manifestata fin dall'inizio dell'attività sessuale del soggetto o se è intervenuta in un secondo momento, dopo un periodo di attività sessuale soddisfacente.
Inoltre può essere generalizzata o selettiva a seconda che sia sempre presente nell'attività sessuale dell'uomo o soltanto per determinate situazioni, attività o partner.
Secondo una definizione proposta da Masters & Johnson, un uomo soffre di eiaculazione precoce se eiacula prima che il partner raggiunga l’orgasmo in più della metà dei rapporti sessuali.
Una definizione diagnostica che utilizzi quale parametro di riferimento il raggiungimento dell'orgasmo del partner deve valutare però l'eventuale presenza di una parallela disfunzione femminile dell'orgasmo, che ne ritarda o ne rende impossibile il raggiungimento e che potrebbe rappresentare la reale difficoltà della coppia. Si tratta quindi di una definizione imperfetta.
Attualmente la definizione diagnostica maggiormente sostenuta dalla sessuologia scientifica si centra sulla carente percezione e possibilità di controllo dell'individuo con eiaculazione precoce sui tempi dell’eccitazione sessuale e quindi sul raggiungimento della soglia di attivazione del riflesso eiaculatorio e sulla impossibilità di trattenerlo. A tale condizione deve associarsi l'insoddisfazione e il disagio soggettivo dell'uomo e/o della partner per potersi correttamente configurare una diagnosi di eiaculazione precoce.
Le cause dell'eiaculazione precoce possono essere di tipo organico o di tipo psicologico ed emotivo, riguardando la storia e le caratteristiche individuali e in alcuni casi le dinamiche relazionali della coppia.
Le cause organiche possono essere riferite ad ipersensibilità del glande, eventualmente accentuata da anomalie anatomiche esterne come la fimosi e il frenulo corto, oppure a processi infiammatori come prostatite, uretrite, vescicolite.
Alla difficoltà nel controllo dell'eiaculazione può inoltre contribuire il fenomeno dell’ansia da prestazione e una difficoltà più generale a gestire ed esprimere le emozioni: un soggetto che è preoccupato perché teme la detumescenza del pene nel corso del rapporto sessuale, potrà affrettarsi ed accelerare i tempi per timore di non poter giungere alla conclusione.
La terapia dell’eiaculazione precoce può essere farmacologica e non farmacologica. Nella seconda ipotesi, si avvale delle psico terapie sessuali di tipo mansionario in quanto l’EP investe la sfera delle disfunzioni sessuali della coppia.
La terapia farmacologica si avvale della somministrazione orale della dapoxetina, una molecola che appartiene a una classe di farmaci utilizzati come antidepressivi, che agisce inibendo la ricaptazione della serotonina a livello del sistema nervoso centrale.
Il farmaco deve essere assunto a stomaco pieno, le compresse devono essere deglutite intere, per evitare il sapore amaro, con almeno 1 bicchiere pieno d’acqua; non deve essere assunto più di 1 volta ogni 24 ore.
I più comuni effetti collaterali della dapoxetina sono costituiti da capogiri, cefalea, nausea.
Gli effetti terapeutici:
- migliorare la capacità di controllo sull’eiaculazione,
- prolungare il tempo dell’eiaculazione,
- aumentare la soddisfazione del rapporto sessuale,
- diminuire il disagio legato all’eiaculazione precoce.
LA TERAPIA MEDICA DELL'IMPOTENZA
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
Si definisce disfunzione erettile l’incapacità ad ottenere e/o mantenere un’erezione sufficiente a permettere rapporti sessuali soddisfacenti.
La prevalenza nella popolazione maschile italiana è del 13%; è scarsa sotto i 40 anni, vi è un brusco incremento tra i 50 e i 59 anni (12%), ed un ulteriore incremento tra i 65 e i 70 anni (32%).
“Amore mi getta una palla… Non posso, le gambe mi tremano, perché già vecchio io sono” Così scriveva Senofonte qualche millennio fa; forse, se fosse vissuto oggi, sarebbe diverso.
Facciamo il punto sulla terapia medica farmacologica della DE, perché negli ultimi decenni farmaci innovativi di estrema efficacia entrati nel mercato hanno rivoluzionato il management clinico-terapeutico di questa patologia. Tralasciamo gli aspetti scientifici legati al meccanismo d’azione di queste molecole, fondamentalmente uguale per tutte, per privilegiare l’aspetto pratico più utile e comprensibile per il lettore. Dirò soltanto che sono farmaci inibitori della fosfodiesterasi 5, un enzima il cui blocco riesce a promuovere l’erezione.
Domanda. Quali sono questi farmaci?
Risposta. Si tratta di sildefanil, vardenafil, tadalafil ed avanafil.
Sono questi i princìpi attivi che hanno rivoluzionato il trattamento della disfunzione erettile.
Domanda. Per quanto riguarda i 4 farmaci menzionati inibitori della fosfodiesterasi 5, se gli stessi presentano lo stesso meccanismo d’azione, che differenza c’è tra l’uno e gli altri?
Risposta. Le differenze riguardano, più che altro, la rapidità e la durata dell’azione: il sildenafil (Viagra) , che è il capostipite (compresse da 25, 50 e da 100 mg) , ha un tempo di latenza di circa 25-30 minuti e la sua azione dura circa 4 ore: pertanto, in questo lasso di tempo, occorre avviare l’attività sessuale.
Il tadalafil (Cialis, compresse da 10 e da 20 mg) ha più o meno lo stesso tempo di latenza, ma la sua azione dura molto di più, fino a circa 36 ore.
Il vardenafil (Levitra, compresse da 5, 10 e da 20 mg), ha un tempo di latenza di circa 30-40 minuti e la sua azione dura circa 5 ore.
L’avanafil (Spedra, compresse da 50, 100 e 200 mg), ha questi parametri in una via di mezzo tra sildenafil e vardenafil.
Domanda. Come si assumono?
Risposta. Tutti questi farmaci devono essere assunti per os, indipendentemente dai pasti, non più di una volta al giorno, da 30 minuti ad un’ora prima di un rapporto sessuale programmato.
Domanda. Qual è la dose da utilizzare?
Risposta. La dose di farmaco utilizzata è stabilita dal medico caso per caso, partendo da una dose che si ritiene ragionevolmente sufficiente per mantenere un’erezione valida (altrimenti il paziente va giù col morale!) , e poi diminuendo gradatamente.
Domanda. Quanto può durare l’erezione?
Risposta. La tumescenza del pene, mantenuta dal farmaco, si protrae per circa 25-30 minuti, più che sufficienti per avere un rapporto sessuale soddisfacente. In buona sostanza, quindi, la differenza più importante è quella tra la durata dell’effetto del tadalafil (cioè del tempo massimo in cui il paziente può avviare un’attività sessuale dopo l’assunzione del farmaco) e quella degli altri tre; in pratica, se il paziente conta di avere più rapporti sessuali nell’arco di 36 ore, potrebbe beneficiare dell’uso del tadalafil assumendo una sola compressa per tutto questo tempo; al contrario, se pensa di avere un solo rapporto, non c’è più l’utilità che rimanga in circolo il farmaco per un tempo più lungo.
La maggiore durata dell’effetto del tadalafil, ha indotto l’azienda che lo produce a formulare anche la compressa da 5 mg da assumere non più prima del rapporto sessuale, ma come terapia continuativa: in tal modo il paziente sentirà di meno, dal punto di vista psicologico, la dipendenza dalla pilloletta.
Come si vede, la terapia deve essere personalizzata, sempre in accordo con il paziente.
Domanda. Se all’assunzione del farmaco non segue un rapporto sessuale, l’erezione è la stessa?
Risposta. L’azione dei farmaci non consiste nell’indurre un’erezione, bensì nel mantenere un’erezione, ecco perché essi sono inefficaci in assenza dell’avvio di una reazione sessuale, come avviene ad esempio in assenza di un partner.
Domanda: questi farmaci sono tranquilli (come si suol dire), possono provocare sintomi concomitanti che disturbano, possono avere degli eventi avversi, possono anche far male?
Risposta. Possiamo dire che essi sono abbastanza maneggevoli: non mancano in varia misura, a seconda del farmaco e della reattività individuale, lievi disturbi (soprattutto le prime volte, perché poi il paziente si abitua), come cefalea, disturbi vasomotori (vampate, flush), rinite, congestione oculare, disturbi della vista, tutti dipendenti dall’azione vasodilatatrice della sostanza attiva.
Domanda: a parte questi effetti collaterali, ampiamente ripagati dal soddisfacimento sessuale, esistono controindicazioni importanti all’uso di questi farmaci?
Risposta. Esistono delle controindicazioni, e sono assolute! L’uso degli inibitori della PDE5 è assolutamente controindicato (pericolo di morte) in associazione con nitrati (farmaci usati, per esempio, come profilassi e trattamento dell’angina pectoris, associata o conseguente ad insufficienza coronarica.). All’inizio, dopo l’immissione in commercio del sildenafil, qualcuno ci ha rimesso la pelle per questo motivo.
Inoltre, per la proprietà vasodilatatorie che hanno, determinano riduzioni lievi e transitorie della pressione sanguigna: pertanto è sconsigliato, ma non da evitare in tutti i casi, l’utilizzo di queste sostanze nei pazienti cardiopatici (sarà il medico a valutare, caso per caso, se il paziente può correre dei rischi o meno).
In linea di massima, i farmaci non devono essere utilizzati nei soggetti per i quali l’attività sessuale è sconsigliata (es. pazienti con gravi disturbi cardiovascolari, come angina instabile o grave insufficienza cardiaca).
La sicurezza degli inibitori della PDE5 non è stata studiata nei pazienti affetti da:
- grave compromissione epatica,
- ipotensione (pressione sanguigna < 90/50 mm Hg),
- storia recente di ictus o infarto del miocardio,
- disturbi ereditari degenerativi accertati della retina.
e pertanto l’uso dei prodotti in questi pazienti è controindicato; per lo stesso motivo sono controindicati nei maschi di età inferiore a 18 anni.
Domanda: sembrerebbe che questi farmaci siano una risorsa soprattutto per la popolazione anziana maschile, o invece se ne possono giovare anche i giovani?
Risposta. Effettivamente la popolazione anziana ne trae maggior beneficio: per tanti soggetti, che avevano perso ormai ogni speranza, l’avvento di questi prodotti è stato come una grazia divina, una manna dal cielo! Se consideriamo anziani i soggetti over 65, considerato l’allungamento della durata media della vita soprattutto in Italia che è uno dei paesi più longevi, possiamo vedere quanto peso abbia questa fascia di popolazione fatta di giovani vecchi ancora in forma, che sentono di aver ancora qualcosa da dire perché stanno bene e vogliono godere ancora delle emozioni che la vita può dare. Del resto, se il sesso è anche comunicazione, oltre che piacere, perché gli anziani dovrebbero essere esclusi da questa forma di comunicazione con i propri partner?
Negli ultimi 2 o 3 decenni la mentalità e il costume, che prima imponevano all’anziano una dovuta riservatezza sui problemi legati al sesso, ed imponevano loro una tacita rassegnazione “Cosa vuoi fare tu alla tua età? Non hai fatto il tuo tempo? Non sei ancora sazio? Possibile che non ti vergogni?”
E così adesso vediamo aggirarsi vecchi giovanottoni ringalluzziti con tanta voglia di vivere, con tanta voglia di riproporsi sul mercato del sesso, attirati e facilitati oggidì dall’enorme flusso di migranti in entrata nel nostro paese, che rende disponibili donne giovani e meno giovani in cerca di ventura. Fenomeno questo che, se da un lato può aiutare vedovi o vecchi scapoli impenitenti, dall’altro può causare grossi problemi per la fuga dal tetto coniugale di anziani insoddisfatti della ormai tiepida compagna.
Domanda. Ritorniamo sulla domanda: possono essere utilizzati anche dai giovani?
Risposta. Non è vero che l’utilizzo di questi farmaci è riservato solo agli anziani: anche tra i giovani è diffusissimo l’uso. Come mai?
Semplice, perché anche tra i giovani è diffusa la disfunzione erettile.
Tra i giovani la DE più frequentemente è di natura psicogena: disagio sociale, perdita dell’autostima, ansia da prestazione, sensi di colpa, ecc… Ebbene, anche in questi casi, purché esista una piccolissima fase di avvio della tumescenza peniena, con l’aiuto del farmaco questa sarà implementata e mantenuta con il risultato che, sfuggendo al controllo volontario ed al blocco emozionale che la impediva, l’erezione consentirà un rapporto sessuale completo e soddisfacente.
In tal modo, il soggetto timido, inibito sul piano sessuale, constatando una valida erezione, prenderà coscienza delle proprie effettive possibilità, riacquisterà la fiducia e la stima in se stesso, risolvendo le problematiche legate al sesso. Anche in questi casi, quindi, si può ricorrere alla somministrazione dei farmaci per sbloccare la situazione emozionale.
Domanda. Non è facile così abusare di queste sostanze?
Risposta. Ci può essere, specialmente nei giovani, un abuso di tali sostanze; è frequente, se non regolare, il passaggio tra i giovani di questi farmaci, per esempio all’entrata delle discoteche, con lo scopo di allentare i freni inibitori e migliorare le performances sessuali.
Tutto questo è pura illusione, perché essi non migliorano affatto le prestazioni sessuali, lo loro indicazione è limitata alla cura della DE in quelle persone in cui questa è presente.
Domanda: Altre raccomandazioni?
Risposta. Bisogna fare attenzione anche alla provenienza delle sostanze perché esiste un mercato parallelo su internet o attraverso altri canali, la cui sicurezza ed affidabilità è tutta da dimostrare.
Occorre rilevare con un certo rammarico che il controllo della distribuzione e dell’approvvigionamento di farmaci di straordinaria importanza come questi è un po’ sfuggito di mano al medico, il farmaco non sempre è ceduto dietro presentazione di ricetta medica e dilaga invece il fai da te, come avviene per l’acquisto di un preservativo. E’ superfluo sottolineare i rischi che si corrono.
Domanda. Il testosterone, che prima si usava tanto, non si usa più?
Risposta. Il testosterone si usa quando vi è una carenza di tale ormone, come avviene nell’ipogonadismo ad insorgenza tardiva.
Si definisce disfunzione erettile l’incapacità ad ottenere e/o mantenere un’erezione sufficiente a permettere rapporti sessuali soddisfacenti.
La prevalenza nella popolazione maschile italiana è del 13%; è scarsa sotto i 40 anni, vi è un brusco incremento tra i 50 e i 59 anni (12%), ed un ulteriore incremento tra i 65 e i 70 anni (32%).
“Amore mi getta una palla… Non posso, le gambe mi tremano, perché già vecchio io sono” Così scriveva Senofonte qualche millennio fa; forse, se fosse vissuto oggi, sarebbe diverso.
Facciamo il punto sulla terapia medica farmacologica della DE, perché negli ultimi decenni farmaci innovativi di estrema efficacia entrati nel mercato hanno rivoluzionato il management clinico-terapeutico di questa patologia. Tralasciamo gli aspetti scientifici legati al meccanismo d’azione di queste molecole, fondamentalmente uguale per tutte, per privilegiare l’aspetto pratico più utile e comprensibile per il lettore. Dirò soltanto che sono farmaci inibitori della fosfodiesterasi 5, un enzima il cui blocco riesce a promuovere l’erezione.
Domanda. Quali sono questi farmaci?
Risposta. Si tratta di sildefanil, vardenafil, tadalafil ed avanafil.
Sono questi i princìpi attivi che hanno rivoluzionato il trattamento della disfunzione erettile.
Domanda. Per quanto riguarda i 4 farmaci menzionati inibitori della fosfodiesterasi 5, se gli stessi presentano lo stesso meccanismo d’azione, che differenza c’è tra l’uno e gli altri?
Risposta. Le differenze riguardano, più che altro, la rapidità e la durata dell’azione: il sildenafil (Viagra) , che è il capostipite (compresse da 25, 50 e da 100 mg) , ha un tempo di latenza di circa 25-30 minuti e la sua azione dura circa 4 ore: pertanto, in questo lasso di tempo, occorre avviare l’attività sessuale.
Il tadalafil (Cialis, compresse da 10 e da 20 mg) ha più o meno lo stesso tempo di latenza, ma la sua azione dura molto di più, fino a circa 36 ore.
Il vardenafil (Levitra, compresse da 5, 10 e da 20 mg), ha un tempo di latenza di circa 30-40 minuti e la sua azione dura circa 5 ore.
L’avanafil (Spedra, compresse da 50, 100 e 200 mg), ha questi parametri in una via di mezzo tra sildenafil e vardenafil.
Domanda. Come si assumono?
Risposta. Tutti questi farmaci devono essere assunti per os, indipendentemente dai pasti, non più di una volta al giorno, da 30 minuti ad un’ora prima di un rapporto sessuale programmato.
Domanda. Qual è la dose da utilizzare?
Risposta. La dose di farmaco utilizzata è stabilita dal medico caso per caso, partendo da una dose che si ritiene ragionevolmente sufficiente per mantenere un’erezione valida (altrimenti il paziente va giù col morale!) , e poi diminuendo gradatamente.
Domanda. Quanto può durare l’erezione?
Risposta. La tumescenza del pene, mantenuta dal farmaco, si protrae per circa 25-30 minuti, più che sufficienti per avere un rapporto sessuale soddisfacente. In buona sostanza, quindi, la differenza più importante è quella tra la durata dell’effetto del tadalafil (cioè del tempo massimo in cui il paziente può avviare un’attività sessuale dopo l’assunzione del farmaco) e quella degli altri tre; in pratica, se il paziente conta di avere più rapporti sessuali nell’arco di 36 ore, potrebbe beneficiare dell’uso del tadalafil assumendo una sola compressa per tutto questo tempo; al contrario, se pensa di avere un solo rapporto, non c’è più l’utilità che rimanga in circolo il farmaco per un tempo più lungo.
La maggiore durata dell’effetto del tadalafil, ha indotto l’azienda che lo produce a formulare anche la compressa da 5 mg da assumere non più prima del rapporto sessuale, ma come terapia continuativa: in tal modo il paziente sentirà di meno, dal punto di vista psicologico, la dipendenza dalla pilloletta.
Come si vede, la terapia deve essere personalizzata, sempre in accordo con il paziente.
Domanda. Se all’assunzione del farmaco non segue un rapporto sessuale, l’erezione è la stessa?
Risposta. L’azione dei farmaci non consiste nell’indurre un’erezione, bensì nel mantenere un’erezione, ecco perché essi sono inefficaci in assenza dell’avvio di una reazione sessuale, come avviene ad esempio in assenza di un partner.
Domanda: questi farmaci sono tranquilli (come si suol dire), possono provocare sintomi concomitanti che disturbano, possono avere degli eventi avversi, possono anche far male?
Risposta. Possiamo dire che essi sono abbastanza maneggevoli: non mancano in varia misura, a seconda del farmaco e della reattività individuale, lievi disturbi (soprattutto le prime volte, perché poi il paziente si abitua), come cefalea, disturbi vasomotori (vampate, flush), rinite, congestione oculare, disturbi della vista, tutti dipendenti dall’azione vasodilatatrice della sostanza attiva.
Domanda: a parte questi effetti collaterali, ampiamente ripagati dal soddisfacimento sessuale, esistono controindicazioni importanti all’uso di questi farmaci?
Risposta. Esistono delle controindicazioni, e sono assolute! L’uso degli inibitori della PDE5 è assolutamente controindicato (pericolo di morte) in associazione con nitrati (farmaci usati, per esempio, come profilassi e trattamento dell’angina pectoris, associata o conseguente ad insufficienza coronarica.). All’inizio, dopo l’immissione in commercio del sildenafil, qualcuno ci ha rimesso la pelle per questo motivo.
Inoltre, per la proprietà vasodilatatorie che hanno, determinano riduzioni lievi e transitorie della pressione sanguigna: pertanto è sconsigliato, ma non da evitare in tutti i casi, l’utilizzo di queste sostanze nei pazienti cardiopatici (sarà il medico a valutare, caso per caso, se il paziente può correre dei rischi o meno).
In linea di massima, i farmaci non devono essere utilizzati nei soggetti per i quali l’attività sessuale è sconsigliata (es. pazienti con gravi disturbi cardiovascolari, come angina instabile o grave insufficienza cardiaca).
La sicurezza degli inibitori della PDE5 non è stata studiata nei pazienti affetti da:
- grave compromissione epatica,
- ipotensione (pressione sanguigna < 90/50 mm Hg),
- storia recente di ictus o infarto del miocardio,
- disturbi ereditari degenerativi accertati della retina.
e pertanto l’uso dei prodotti in questi pazienti è controindicato; per lo stesso motivo sono controindicati nei maschi di età inferiore a 18 anni.
Domanda: sembrerebbe che questi farmaci siano una risorsa soprattutto per la popolazione anziana maschile, o invece se ne possono giovare anche i giovani?
Risposta. Effettivamente la popolazione anziana ne trae maggior beneficio: per tanti soggetti, che avevano perso ormai ogni speranza, l’avvento di questi prodotti è stato come una grazia divina, una manna dal cielo! Se consideriamo anziani i soggetti over 65, considerato l’allungamento della durata media della vita soprattutto in Italia che è uno dei paesi più longevi, possiamo vedere quanto peso abbia questa fascia di popolazione fatta di giovani vecchi ancora in forma, che sentono di aver ancora qualcosa da dire perché stanno bene e vogliono godere ancora delle emozioni che la vita può dare. Del resto, se il sesso è anche comunicazione, oltre che piacere, perché gli anziani dovrebbero essere esclusi da questa forma di comunicazione con i propri partner?
Negli ultimi 2 o 3 decenni la mentalità e il costume, che prima imponevano all’anziano una dovuta riservatezza sui problemi legati al sesso, ed imponevano loro una tacita rassegnazione “Cosa vuoi fare tu alla tua età? Non hai fatto il tuo tempo? Non sei ancora sazio? Possibile che non ti vergogni?”
E così adesso vediamo aggirarsi vecchi giovanottoni ringalluzziti con tanta voglia di vivere, con tanta voglia di riproporsi sul mercato del sesso, attirati e facilitati oggidì dall’enorme flusso di migranti in entrata nel nostro paese, che rende disponibili donne giovani e meno giovani in cerca di ventura. Fenomeno questo che, se da un lato può aiutare vedovi o vecchi scapoli impenitenti, dall’altro può causare grossi problemi per la fuga dal tetto coniugale di anziani insoddisfatti della ormai tiepida compagna.
Domanda. Ritorniamo sulla domanda: possono essere utilizzati anche dai giovani?
Risposta. Non è vero che l’utilizzo di questi farmaci è riservato solo agli anziani: anche tra i giovani è diffusissimo l’uso. Come mai?
Semplice, perché anche tra i giovani è diffusa la disfunzione erettile.
Tra i giovani la DE più frequentemente è di natura psicogena: disagio sociale, perdita dell’autostima, ansia da prestazione, sensi di colpa, ecc… Ebbene, anche in questi casi, purché esista una piccolissima fase di avvio della tumescenza peniena, con l’aiuto del farmaco questa sarà implementata e mantenuta con il risultato che, sfuggendo al controllo volontario ed al blocco emozionale che la impediva, l’erezione consentirà un rapporto sessuale completo e soddisfacente.
In tal modo, il soggetto timido, inibito sul piano sessuale, constatando una valida erezione, prenderà coscienza delle proprie effettive possibilità, riacquisterà la fiducia e la stima in se stesso, risolvendo le problematiche legate al sesso. Anche in questi casi, quindi, si può ricorrere alla somministrazione dei farmaci per sbloccare la situazione emozionale.
Domanda. Non è facile così abusare di queste sostanze?
Risposta. Ci può essere, specialmente nei giovani, un abuso di tali sostanze; è frequente, se non regolare, il passaggio tra i giovani di questi farmaci, per esempio all’entrata delle discoteche, con lo scopo di allentare i freni inibitori e migliorare le performances sessuali.
Tutto questo è pura illusione, perché essi non migliorano affatto le prestazioni sessuali, lo loro indicazione è limitata alla cura della DE in quelle persone in cui questa è presente.
Domanda: Altre raccomandazioni?
Risposta. Bisogna fare attenzione anche alla provenienza delle sostanze perché esiste un mercato parallelo su internet o attraverso altri canali, la cui sicurezza ed affidabilità è tutta da dimostrare.
Occorre rilevare con un certo rammarico che il controllo della distribuzione e dell’approvvigionamento di farmaci di straordinaria importanza come questi è un po’ sfuggito di mano al medico, il farmaco non sempre è ceduto dietro presentazione di ricetta medica e dilaga invece il fai da te, come avviene per l’acquisto di un preservativo. E’ superfluo sottolineare i rischi che si corrono.
Domanda. Il testosterone, che prima si usava tanto, non si usa più?
Risposta. Il testosterone si usa quando vi è una carenza di tale ormone, come avviene nell’ipogonadismo ad insorgenza tardiva.
LE MALATTIE A TRASMISSIONE SESSUALE
Autore; Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo e Dermovenereologo - Vibo Valentia
Le infezioni a trasmissione sessuale (ISF) o Malattie sessualmente trasmesse (MST) sono causate da batteri, funghi, parassiti o virus che si trasmettono da una persona ad un’altra attraverso rapporti sessuali non protetti, siano essi eterosessuali o omosessuali.
Quindi fare sesso non protetto con una persona che abbia una infezione trasmissibile per via sessuale (...e magari neanche lo sa!) ) è causa di trasmissione.
Alcune MTS
AIDS/HIV Sindrome da Immunodeficienza Acquisita
Sifilide
Gonorrea
Uretriti e cerviciti da Chlamydia
Herpes genitale
Epatiti Virali
Ulcera molle Papillomavirus (HPV)
Mollusco contagioso
Linfogranuloma venereo
Scabbia
Pediculosi
I rapporti sessuali a rischio:
Il sesso non protetto (senza preservativo) per via vaginale o anale con una persona infetta è accompagnato da un alto rischio di contagio da MST.
Il sesso orale non protetto ha un rischio minore, ma i contagi per questo tipo di pratica sessuale sono in aumento.
L'assunzione di farmaci, droghe, alcol può aumentare il rischio di contagio di una MST, soprattutto perché sotto l'effetto di queste sostanze le persone risultano meno attente a praticare sesso sicuro.
L’uso regolare del preservativo protegge, in linea di massima, per la maggior parte delle MST, per cui se ne raccomanda caldamente l’uso quando il buon senso dovrebbe consigliarlo.
Il contatto intimo può avvenire anche tra aree che il condom non riesce a coprire, per questo la sua efficacia può essere inferiore, ma il suo utilizzo è sempre strettamente raccomandabile.
Le infezioni a trasmissione sessuale (ISF) o Malattie sessualmente trasmesse (MST) sono causate da batteri, funghi, parassiti o virus che si trasmettono da una persona ad un’altra attraverso rapporti sessuali non protetti, siano essi eterosessuali o omosessuali.
Quindi fare sesso non protetto con una persona che abbia una infezione trasmissibile per via sessuale (...e magari neanche lo sa!) ) è causa di trasmissione.
Alcune MTS
AIDS/HIV Sindrome da Immunodeficienza Acquisita
Sifilide
Gonorrea
Uretriti e cerviciti da Chlamydia
Herpes genitale
Epatiti Virali
Ulcera molle Papillomavirus (HPV)
Mollusco contagioso
Linfogranuloma venereo
Scabbia
Pediculosi
I rapporti sessuali a rischio:
Il sesso non protetto (senza preservativo) per via vaginale o anale con una persona infetta è accompagnato da un alto rischio di contagio da MST.
Il sesso orale non protetto ha un rischio minore, ma i contagi per questo tipo di pratica sessuale sono in aumento.
L'assunzione di farmaci, droghe, alcol può aumentare il rischio di contagio di una MST, soprattutto perché sotto l'effetto di queste sostanze le persone risultano meno attente a praticare sesso sicuro.
L’uso regolare del preservativo protegge, in linea di massima, per la maggior parte delle MST, per cui se ne raccomanda caldamente l’uso quando il buon senso dovrebbe consigliarlo.
Il contatto intimo può avvenire anche tra aree che il condom non riesce a coprire, per questo la sua efficacia può essere inferiore, ma il suo utilizzo è sempre strettamente raccomandabile.
LE TERAPIE SESSUALI
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
Nel secondo dopoguerra si sono sviluppate in America e rapidamente diffuse in tutto il mondo le cosiddette Nuove Terapie Sessuali che si caratterizzano non sulla ristrutturazione profonda della personalità ma direttamente nella risoluzione del sintomo sessuale.
Per questa ragione, le terapie sessuali, dette anche terapie sessuali brevi o terapie mansionarie, non sono indicate per tutti i disturbi sessuali. I problemi sessuali di alcune persone hanno radici troppo profonde, e alcune relazioni interpersonali sono troppo improntate ad ostilità perché le loro difficoltà possano essere risolte con interventi di breve durata. Pertanto il terapeuta, sia egli un medico sessuologo o uno psicosessuologo, deve essere consapevole non solo dell’efficacia di questo metodo, ma anche dei suoi limiti.
Ed uno dei principali limiti della terapia sessuale consiste nel fatto che, nella maggior parte dei casi, il trattamento comporta la partecipazione di due individui tra di loro cooperanti; difatti, gli esercizi prescritti, che costituiscono l’elemento fondamentale della terapia sessuale, rappresentano delle interazioni organizzate tra i partner sessuali. Non è possibile praticarli da soli. Ecco perché le terapie sessuali sono quasi sempre terapie della coppia.
La prescrizione di specifiche esperienze erotiche rappresenta il carattere distintivo delle nuove terapie sessuali.
Il terapeuta cerca di comprendere le condizioni comportamentali che hanno dato forma e continuità a un’impotenza nel maschio o ad una difficoltà nella donna di raggiungere l’orgasmo, e si sforza di migliorare la funzione sessuale cambiando, attraverso la prescrizione degli esercizi, le realtà contingenti che hanno favorito il disadattamento sessuale inducendo i partner ad adottare modelli antierotici di comportamento.
Le mansioni sessuali hanno degli obiettivi specifici, quali, ad esempio, la desensibilizzazione dall’ansia ed il rafforzamento del comportamento erotico, che solo si possono ottenere con un condizionamento alla rovescia teso ad eliminare gli schemi di comportamento lesivi della sessualità.
Come è facile immaginare, le mansioni sessuali non vengono eseguite dalla coppia nello studio del medico, ma vengono praticate nell’intimità della camera da letto. Vengono poi discusse insieme al terapeuta in successive sedute al fine di esplicitare la risonanza interiore che hanno avuto, le paure che hanno sollevato e le nuove scoperte che hanno permesso.
I compiti assegnati alle coppie che soffrono di disturbi sessuali non sono esercizi disumani di tipo meccanico. Al contrario, le interazioni erotiche atte a produrre senso di piacere, suscitano frequentemente acute risposte emotive in uno o in ambedue i partner. Queste risposte assumono un profondo significato per la terapia perché rivelano elementi dinamici importanti suscettibili di indagine durante la seduta terapeutica.
Caratteristica peculiare della terapia sessuale è dunque l’uso convergente di esperienze erotiche organizzate in un iter sistematico insieme all’esplorazione psicoterapeutica dei conflitti intrapsichici inconsci di ciascuno dei partner e alla sottile dinamica delle loro interazioni. La chiave del successo delle terapie sessuali probabilmente è qui, in questa amalgama di aspetti sperimentali e dinamici.
Il cambiamento avviene perché, attuando azioni nuove e diverse, si scopre che si può essere differenti. Un’esperienza di successo tenderà ad accrescere l’autostima e la sicurezza e, di ritorno, si propizieranno nuove esperienze di successo.
Non esiste un modello unico e rigido per la prescrizione delle mansioni sessuali: il medico che ha familiarità con il metodo, si regolerà di volta in volta e di seduta in seduta, adattando le prescrizioni con estrema flessibilità alle indicazioni avute dal coeunselling.
Nel secondo dopoguerra si sono sviluppate in America e rapidamente diffuse in tutto il mondo le cosiddette Nuove Terapie Sessuali che si caratterizzano non sulla ristrutturazione profonda della personalità ma direttamente nella risoluzione del sintomo sessuale.
Per questa ragione, le terapie sessuali, dette anche terapie sessuali brevi o terapie mansionarie, non sono indicate per tutti i disturbi sessuali. I problemi sessuali di alcune persone hanno radici troppo profonde, e alcune relazioni interpersonali sono troppo improntate ad ostilità perché le loro difficoltà possano essere risolte con interventi di breve durata. Pertanto il terapeuta, sia egli un medico sessuologo o uno psicosessuologo, deve essere consapevole non solo dell’efficacia di questo metodo, ma anche dei suoi limiti.
Ed uno dei principali limiti della terapia sessuale consiste nel fatto che, nella maggior parte dei casi, il trattamento comporta la partecipazione di due individui tra di loro cooperanti; difatti, gli esercizi prescritti, che costituiscono l’elemento fondamentale della terapia sessuale, rappresentano delle interazioni organizzate tra i partner sessuali. Non è possibile praticarli da soli. Ecco perché le terapie sessuali sono quasi sempre terapie della coppia.
La prescrizione di specifiche esperienze erotiche rappresenta il carattere distintivo delle nuove terapie sessuali.
Il terapeuta cerca di comprendere le condizioni comportamentali che hanno dato forma e continuità a un’impotenza nel maschio o ad una difficoltà nella donna di raggiungere l’orgasmo, e si sforza di migliorare la funzione sessuale cambiando, attraverso la prescrizione degli esercizi, le realtà contingenti che hanno favorito il disadattamento sessuale inducendo i partner ad adottare modelli antierotici di comportamento.
Le mansioni sessuali hanno degli obiettivi specifici, quali, ad esempio, la desensibilizzazione dall’ansia ed il rafforzamento del comportamento erotico, che solo si possono ottenere con un condizionamento alla rovescia teso ad eliminare gli schemi di comportamento lesivi della sessualità.
Come è facile immaginare, le mansioni sessuali non vengono eseguite dalla coppia nello studio del medico, ma vengono praticate nell’intimità della camera da letto. Vengono poi discusse insieme al terapeuta in successive sedute al fine di esplicitare la risonanza interiore che hanno avuto, le paure che hanno sollevato e le nuove scoperte che hanno permesso.
I compiti assegnati alle coppie che soffrono di disturbi sessuali non sono esercizi disumani di tipo meccanico. Al contrario, le interazioni erotiche atte a produrre senso di piacere, suscitano frequentemente acute risposte emotive in uno o in ambedue i partner. Queste risposte assumono un profondo significato per la terapia perché rivelano elementi dinamici importanti suscettibili di indagine durante la seduta terapeutica.
Caratteristica peculiare della terapia sessuale è dunque l’uso convergente di esperienze erotiche organizzate in un iter sistematico insieme all’esplorazione psicoterapeutica dei conflitti intrapsichici inconsci di ciascuno dei partner e alla sottile dinamica delle loro interazioni. La chiave del successo delle terapie sessuali probabilmente è qui, in questa amalgama di aspetti sperimentali e dinamici.
Il cambiamento avviene perché, attuando azioni nuove e diverse, si scopre che si può essere differenti. Un’esperienza di successo tenderà ad accrescere l’autostima e la sicurezza e, di ritorno, si propizieranno nuove esperienze di successo.
Non esiste un modello unico e rigido per la prescrizione delle mansioni sessuali: il medico che ha familiarità con il metodo, si regolerà di volta in volta e di seduta in seduta, adattando le prescrizioni con estrema flessibilità alle indicazioni avute dal coeunselling.
SESSO ED ALCOOL
In ogni tempo e in ogni luogo le ebbrezze alcoliche sono state considerate come avvolte da un carattere magico, forse perché l’intossicazione etilica favorisce un movimento regressivo verso una istintualità nello stesso tempo ricercata e temuta, vissuta non soltanto come benefica, ma anche come pericolosa. Essa mette l’uomo davanti alle sue contraddizioni (in vino veritas).
Questo antagonismo spiega perché le società hanno sempre avuto atteggiamenti contraddittori nei confronti dell’alcool, passando dalla ritualizzazione e sacralizzazione alla sua interdizione. Questa dialettica si ritrova nei grandi temi mitici greci e romani ed anche cristiani, che danno tutti un posto importante all’alcool, simbolo della potenza virile e dell’integrità corporea.
Saper bere è nello stesso tempo segno di potenza sessuale e garanzia di padronanza del desiderio; storicamente considerato come privilegio dell’uomo (“Se non bevi, non sei un uomo”).
L’alcolizzazione occasionale può intensificare l’attività fantasmatica e favorire lo sviluppo dell’immaginazione erotica, stimolando così il desiderio sessuale, e, quindi i comportamenti sessuali. In altri casi, l’alcolizzazione transitoria, pur aumentando il desiderio sessuale, comporterà una lieve debolezza erettiva, un’eiaculazione troppo rapida o anche una difficoltà orgasmica.
Certe persone, al contrario, si sentiranno calmate, rassicurate e meno angosciate dopo aver ingerito uno o più drink ; esse potranno allora esercitare un migliore controllo sopra il timing dell’eiaculazione e vedranno migliorare la loro capacità orgasmica.
Una donna parzialmente frigida (frigidità secondaria) si potrà rilassare maggiormente, perderà le sue apprensioni e giungerà a un godimento soddisfacente dopo essersi modestamente alcolizzata.
Completamente diverso è il discorso nell’alcolismo cronico.
L’alcolismo epato-digestivo è l’alcolismo dei bevitori socievoli, caratterizzato da abusi quotidiani continui, spesso senza ubriachezza, ma con impregnazione alcolo-tossica progressiva e complicazioni somatiche, in genere epatotossiche; i fattori socioculturali, professionali, nutritivi e tossici vi giocano un ruolo primario.
Esiste però una forma grave maniacale dell’alcolismo digestivo, che comporta un’importante sindrome da carenza, una cirrosi epatica, altre turbe metaboliche e polineuropatiche, ecc.. ed evolve verso stati di deterioramento e degradazione.
In questi gravi casi di alcolismo digestivo, tutti con cirrosi alcolica del fegato, è frequente la diminuzione della libido e della potenza sessuale, molti presentano segni di desessualizzazione o femminilizzazione somatica relativa (con diminuzione dei peli ascellari, atrofia testicolare, ginecomastia, ecc..), ed un calo significativo dell’eliminazione urinaria dei 17-chetosteroidi.
Questi pazienti presentano i sintomi dell’impregnazione alcolotossica, caratterizzati da deterioramento istintivo-affettivo, diminuzione energetica, disimpegno progressivo nelle relazioni di coppia, calo del desiderio sessuale, rarefazione dei rapporti intimi, diminuzione della potenza sessuale e della capacità orgasmica.
E’ importante il fatto che questi pazienti, se accettano di farsi curare e sono collaborativi, possono recuperare su tutti i fronti e riacquistare le performances precedenti allo stato di intossicazione. Si tratta di soggetti senza turbe psicopatologiche prealcoliche; quindi le turbe sessuali incidono soltanto per un abbassamento funzionale quantitativo.
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Infine, l’alcolismo psichiatrico grave comporta quasi sempre un ribassamento delle funzioni sessuali (diminuzione dei bisogni e della potenza sessuale, incapacità orgasmica) ed una dissoluzione sessuale qualitativa che si traduce con il passaggio del malato ad attività sessuali indifferenziate, polimorfe, frammentarie, autoerotiche, di tipo preedipico.
Le relazioni amorose sono povere e sempre più a senso unico, cioè l’alcolizzato utilizza il partner come un oggetto funzionale. In questo tipo di relazioni, la componente sessuale andrà diminuendo sempre più di modo che la componente sadica cresca in proporzione inversa.
Quando questo processo di dissoluzione sarà ancora più avanzato, tutti gli investimenti libidici e relazionali faranno posto alla bottiglia, di modo che l’atto del bere sarà un vero sostituto sessuale equivalente all’orgasmo, ma che non può portare ad un’autentica gioia.
Anche per la forma psichiatrica dell’alcolismo cronico è possibile un recupero: la scomparsa della depressione di base, in seguito ad adeguata terapia, rinforzata da un farmaco androgeno in certi casi, permette al malato di recuperare la perdita funzionale nell’ambito sessuale.
SESSO E DROGA
SESSO E DROGA
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
La ricerca artificiale del piacere è vecchia quanto il mondo. L’uomo scoprì casualmente che alcune piante, che avevano la capacità di alleviare il dolore, anche al di fuori di ogni indicazione terapeutica potevano procurargli piacere.
L’uomo, inoltre, ha sempre ricercato il piacere sessuale, condizionato in questo da potenti istinti vitali, e quindi da sempre è andato alla ricerca di sostanze capaci di indurre o di prolungare il piacere sessuale, di riaccendere il desiderio sessuale, di assicurare prestazioni sessuali assolutamente gratificanti.
Inoltre, avere una vita sessuale intensa può significare per l’uomo eterna giovinezza, cioè l’uomo può avere l’illusione che gli anni per lui non passano, che la vecchiaia e le morte sono molto lontane da lui, o che lui possiede la stessa performance sessuale di soggetti più giovani di lui.
Ecco dunque che l’uomo ha cercato sin dai tempi più antichi attraverso filtri e pozioni magiche di prolungare e di intensificare la sua attività sessuale. La maggior parte di queste sostanze, però, che in onore alla Dea Afrodite, furono chiamate afrodisiache, hanno dato soltanto illusioni e continuano a darle anche ai nostri giorni.
Volendo studiare l’influenza della droga sul comportamento sessuale, occorre innanzitutto intendersi sul significato della parola droga. Di essa esistono varie definizioni a seconda che essa sia vista dal punto di vista medico, farmacologico, tossicologico e legale. Qui ci occuperemo delle droghe illegali, cioè di quelle sostanze sulle quali esiste una precisa normativa di legge per quanto riguarda la loro produzione e il loro consumo, ma vogliamo ricordare che esistono tante droghe legali, utilizzate con la stessa motivazione delle altre, che sono socialmente accettate e sono largamente consumate; la più importante di queste droghe è l’alcool.
Esiste un grande dislivello tra il comportamento sessuale reale dei drogati e l’idea che se ne fa il grande pubblico.Invece, non è semplice stabilire dei correlati tra le due cose, l’assunzione della droga e il comportamento sessuale, anche perché ci sono importanti variazioni a seconda della droga utilizzata. Conviene quindi considerare separatamente i possibili effetti delle varie droghe sui comportamenti sessuali.
Cominciamo con i derivati della canapa indiana (cannabis), in specie la marijuana, che è molto diffusa nel nostro paese, soprattutto tra i giovani, che la considerano priva di effetti dannosi per la salute importanti. Si sa, invece, che anche la cannabis ed altre droghe definite leggere alla lunga si rendono responsabili di danni organici obiettivabili e soprattutto di importanti disturbi della personalità.
Per quanto riguarda l’influenza di questo tipo di droghe sul comportamento sessuale, i vari autori che hanno studiato il problema ammettono l’effetto disinibitorio della marijuana e dell’haschich, un po’ come avviene anche con l’alcool. A differenza dell’alcool, però, non sono anestetizzanti: la disinibizione e il leggero effetto sedativo indotti dalla droga facilita una più grande libertà nei rapporti sessuali individuali o di gruppo, ma i tabù rimangono e risorgono quando l’effetto della droga è terminato.
L’effetto afrodisiaco della marijuana sarebbe un effetto indiretto, dovuto all’azione disinibitoria e alla modificazione sensoriale che può provocare: per esempio, sensazioni di piacere prolungato a causa della distorsione soggettiva del tempo. La marijuana e l’haschich danno al rapporto sessuale una nuova dimensione, una grande intensità e una più lunga durata; intensificano il piacere e aumentano le capacità sensoriali, amplificano tutte le percezioni, anche se una parte di questi effetti è solo di natura psicologica. Inoltre, la marijuana favorisce una più grande capacità di erezione e di orgasmo, e ciò soprattutto all’inizio dell’utilizzazione della droga.
E già, perché, quando il consumo della droga diventa abituale, molte volte al giorno e per un lungo periodo, il desiderio e il comportamento sessuale tendono a diminuire e a passare in secondo piano, rispetto all’interesse per la droga stessa. Il drogato diventa passivo, e si concentra sui cambiamenti delle proprie percezioni e del suo stato di coscienza, fino a un vero e proprio stato di letargia. Subentra un certo disinteresse per il sesso: il fatto che i drogati spesso fumino in gruppo, dimostra che vi è una ricerca di empatia e un certo senso di fraternità tra quelli che fumano, ma questo non ha di certo un significato erotico. La droga diventa piano piano un sostituto del piacere sessuale, che, al contrario, diminuisce.
Va, infine, ricordato che molti ragazzi si danno all’utilizzazione della marijuana per problemi di salute sessuale: essi cercano attraverso la droga di liberarsi dai problemi sessuali e dalla mancanza di sicurezza interiore.
Per quanto riguarda gli allucinogeni, in primis l’LSD, da molti sono considerati degli afrodisiaci veri, cioè, capaci di provocare un aumento della libido e delle attività sessuali, mentre altri ritengono che l’effetto degli allucinogeni sull’attività sessuale sia piuttosto negativo. Il viaggio permane un’esperienza individuale, e anche se molte persone decidono di farlo insieme, la loro comunicazione resta minima. Il drogato si chiude in se stesso senza poter condividere emozioni e visioni. Il mondo della droga lo isola ed egli è rinchiuso dentro, senza desideri e senza scambi di tipo sessuale. Il drogato ha bisogno dell’altro, ma nello stesso tempo lo esclude.
Le persone che assumono anfetamine riferiscono una sessualità molto aumentata, specialmente quando le anfetamine sono iniettate direttamente in vena. Ciò procura loro un orgasmo in tutto il corpo, un’erotizzazione generale; inoltre, è presente un aumento dell’aggressività, delle preoccupazioni sessuali e di attività sessuali fino allora represse.
In altri termini, le anfetamine sono un vero afrodisiaco, avendo un effetto diretto sulla stimolazione sessuale; esse provocano grande euforia, maggiore sicurezza ed anche una grande aggressività.
Molte persone avvertono un’erezione contemporanea all’iniezione, e durante l’iniezione le donne possono raggiungere l’orgasmo. Spesso la coppia si inietta la droga durante l’amplesso per accentuare il piacere.
L’erezione può essere prolungata e a volte dolorosa, così prolungata che non si riesce ad eiaculare.
Dopo molti giorni di utilizzazione della droga, si accumula grande fatica, la potenza e l’interesse sessuale diminuiscono, e non sono infrequenti tendenze paranoiche. Il desiderio prevale così sulla sua realizzazione, il flash che si produce è molto forte, ma la depressione che ne segue è tragica, ciò che incita all’utilizzazione continua della droga.
Può emergere, nelle persone che fanno uso di anfetamine, una sorta di simbolismo sessuale attribuito alla siringa: alcuni fanno analogie tra la penetrazione dell’ago della siringa e quella del pene; inoltre, il fatto di farsi iniettare da un ragazzo è molto desiderato dalle ragazze.
Le persone drogate con anfetamine risultano molto abili sessualmente e hanno tendenza a vivere in grande promiscuità, tuttavia non sono pienamente soddisfatte dalla sessualità. Tendono a mettere tutto in comune, compreso il proprio corpo: una ragazza può praticare il coito con molti ragazzi in poco tempo, cinque o dieci o anche più, perché pensa che essa appartiene a tutti.
La vita però non è un’orgia perpetua: a lungo andare, le anfetamine possono provocare disturbi sessuali negli uomini, come impossibilità ad eiaculare, e nelle donne disturbi mestruali e frigidità.
Le anfetamine rappresentano in gran parte dei casi delle droghe di transito, cioè la dipendenza è tale che il drogato è costretto ad aumentare sempre più le dosi di stupefacente per ottenere gli effetti desiderati, oppure a fare ricorso a sostanze più pesanti. In effetti, la maggior parte dei soggetti che utilizzano oppiacei provengono dalle droghe considerate più leggere.
Gli oppiacei hanno generalmente effetti negativi sull’attività sessuale sia negli uomini che nelle donne, che possono anche perdere le mestruazioni.
Insorge, prima o poi, in questi soggetti un netto disinteresse per la sessualità e, in definitiva, per tutto ciò che non è la droga. L’eroinomane non chiede all’eroina un miglioramento delle proprie prestazioni sessuali, giacché ben presto succede che con il progredire dell’intossicazione peggiora nel giovane la propria potenza sessuale.
Tutti i dati della letteratura concordano in maniera inequivocabile sul fatto che quasi tutti gli eroinomani presentano una più o meno marcata compromissione dell’ efficienza sessuale.
Sembra che il maggior danno si attui a livello della funzione eiaculatoria: i soggetti possono ottenere una valida erezione , che si prolunga oltre ogni limite e che non riesce a concludersi con l’eiaculazione. Ne deriva un senso di profonda frustrazione, un’angosciosa sensazione di incapacità, uno scoraggiamento ad intraprendere qualsiasi tipo di attività sessuale.
Del resto, l’eroinomane vede progressivamente restringersi la sfera dei propri interessi, anche quelli di ordine sessuale: la sua giornata è infatti tutta impegnata nell’affannosa ricerca della droga per bucarsi. In questa situazione l’eroina diviene essa stessa un sostituto sessuale e molti eroinomani parlano della siringa dandole un’inquietante e significativa animazione. In fase di tossicomania conclamata l’eroinomane non pensa che alla droga ed essa racchiude ogni forma di piacere compreso il piacere sessuale.
La cocaina è una droga d’abuso con effetti sessuali acuti e cronici del tutto opposti: grazie alla sua azione dopaminergica, essa aumenta il desiderio e l’eccitazione mentre, parallelamente, inibisce l’ orgasmo in entrambi i sessi.
Il mito delle lunghe notti d’ amore va tuttavia ridimensionato, soprattutto dal punto di vista maschile. Infatti, per molti uomini, una lunga attività sessuale che non culmini nell’eiaculazione può essere fastidiosa e addirittura dolorosa. Alcuni di essi, invece, apprezzano questo effetto perché consente loro di prolungare il piacere ed evitare eiaculazioni precoci.
Al contrario, per le donne, che spesso hanno il problema opposto, questo fenomeno è decisamente indesiderato.
L’abuso cronico di cocaina può causare diverse disfunzioni sessuali (erettili, ecc.) dovute soprattutto ad iperprolattinemia, una condizione trattabile con bromocriptina. Il meccanismo responsabile di questo effetto non è stato ancora chiarito anche se si ritiene che esso dipenda dalla downregulation dei recettori dopaminergici ipotalamici.
La cocaina, una sostanza con note proprietà anestetiche, è talvolta usata localmente per ridurre la sensibilità del pene e prolungare l’orgasmo, soprattutto in soggetti che soffrono di eiaculazione precoce. L’iniezione di cocaina direttamente nei corpi cavernosi può causare priapismo.
L’ ecstasy (3,4-metilendiossimetamfetamina o MDMA), come la cannabis, può aiutare a vincere la timidezza o il disagio associato ad un incontro sessuale anche se sembra accertato che essa interferisca con l’ attività sessuale riducendo il desiderio, l’ erezione, la lubrificazione vaginale, l’orgasmo e l’appagamento.
In definitiva, da questa incompleta rassegna delle droghe più importanti e più utilizzate risulta che, per la concomitanza di svariati fattori, tossicologici e psicologici, tutte le tossicomanie si accompagnano a gravi perturbamenti dell’attività sessuale.
Tragica illusione sarebbe quella di chi, avendo problematiche di ordine sessuale, pensasse di risolverle imboccando la strada della droga. Entro un periodo di tempo, che può essere più o meno lungo o più o meno breve, a seconda delle varie sostanze, il soggetto si ritroverebbe non solo con gli stessi problemi ancorché peggiorati a livello sessuale, ma anche con una situazione esistenziale oramai e per sempre gravemente e irrimediabilmente compromessa.
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
La ricerca artificiale del piacere è vecchia quanto il mondo. L’uomo scoprì casualmente che alcune piante, che avevano la capacità di alleviare il dolore, anche al di fuori di ogni indicazione terapeutica potevano procurargli piacere.
L’uomo, inoltre, ha sempre ricercato il piacere sessuale, condizionato in questo da potenti istinti vitali, e quindi da sempre è andato alla ricerca di sostanze capaci di indurre o di prolungare il piacere sessuale, di riaccendere il desiderio sessuale, di assicurare prestazioni sessuali assolutamente gratificanti.
Inoltre, avere una vita sessuale intensa può significare per l’uomo eterna giovinezza, cioè l’uomo può avere l’illusione che gli anni per lui non passano, che la vecchiaia e le morte sono molto lontane da lui, o che lui possiede la stessa performance sessuale di soggetti più giovani di lui.
Ecco dunque che l’uomo ha cercato sin dai tempi più antichi attraverso filtri e pozioni magiche di prolungare e di intensificare la sua attività sessuale. La maggior parte di queste sostanze, però, che in onore alla Dea Afrodite, furono chiamate afrodisiache, hanno dato soltanto illusioni e continuano a darle anche ai nostri giorni.
Volendo studiare l’influenza della droga sul comportamento sessuale, occorre innanzitutto intendersi sul significato della parola droga. Di essa esistono varie definizioni a seconda che essa sia vista dal punto di vista medico, farmacologico, tossicologico e legale. Qui ci occuperemo delle droghe illegali, cioè di quelle sostanze sulle quali esiste una precisa normativa di legge per quanto riguarda la loro produzione e il loro consumo, ma vogliamo ricordare che esistono tante droghe legali, utilizzate con la stessa motivazione delle altre, che sono socialmente accettate e sono largamente consumate; la più importante di queste droghe è l’alcool.
Esiste un grande dislivello tra il comportamento sessuale reale dei drogati e l’idea che se ne fa il grande pubblico.Invece, non è semplice stabilire dei correlati tra le due cose, l’assunzione della droga e il comportamento sessuale, anche perché ci sono importanti variazioni a seconda della droga utilizzata. Conviene quindi considerare separatamente i possibili effetti delle varie droghe sui comportamenti sessuali.
Cominciamo con i derivati della canapa indiana (cannabis), in specie la marijuana, che è molto diffusa nel nostro paese, soprattutto tra i giovani, che la considerano priva di effetti dannosi per la salute importanti. Si sa, invece, che anche la cannabis ed altre droghe definite leggere alla lunga si rendono responsabili di danni organici obiettivabili e soprattutto di importanti disturbi della personalità.
Per quanto riguarda l’influenza di questo tipo di droghe sul comportamento sessuale, i vari autori che hanno studiato il problema ammettono l’effetto disinibitorio della marijuana e dell’haschich, un po’ come avviene anche con l’alcool. A differenza dell’alcool, però, non sono anestetizzanti: la disinibizione e il leggero effetto sedativo indotti dalla droga facilita una più grande libertà nei rapporti sessuali individuali o di gruppo, ma i tabù rimangono e risorgono quando l’effetto della droga è terminato.
L’effetto afrodisiaco della marijuana sarebbe un effetto indiretto, dovuto all’azione disinibitoria e alla modificazione sensoriale che può provocare: per esempio, sensazioni di piacere prolungato a causa della distorsione soggettiva del tempo. La marijuana e l’haschich danno al rapporto sessuale una nuova dimensione, una grande intensità e una più lunga durata; intensificano il piacere e aumentano le capacità sensoriali, amplificano tutte le percezioni, anche se una parte di questi effetti è solo di natura psicologica. Inoltre, la marijuana favorisce una più grande capacità di erezione e di orgasmo, e ciò soprattutto all’inizio dell’utilizzazione della droga.
E già, perché, quando il consumo della droga diventa abituale, molte volte al giorno e per un lungo periodo, il desiderio e il comportamento sessuale tendono a diminuire e a passare in secondo piano, rispetto all’interesse per la droga stessa. Il drogato diventa passivo, e si concentra sui cambiamenti delle proprie percezioni e del suo stato di coscienza, fino a un vero e proprio stato di letargia. Subentra un certo disinteresse per il sesso: il fatto che i drogati spesso fumino in gruppo, dimostra che vi è una ricerca di empatia e un certo senso di fraternità tra quelli che fumano, ma questo non ha di certo un significato erotico. La droga diventa piano piano un sostituto del piacere sessuale, che, al contrario, diminuisce.
Va, infine, ricordato che molti ragazzi si danno all’utilizzazione della marijuana per problemi di salute sessuale: essi cercano attraverso la droga di liberarsi dai problemi sessuali e dalla mancanza di sicurezza interiore.
Per quanto riguarda gli allucinogeni, in primis l’LSD, da molti sono considerati degli afrodisiaci veri, cioè, capaci di provocare un aumento della libido e delle attività sessuali, mentre altri ritengono che l’effetto degli allucinogeni sull’attività sessuale sia piuttosto negativo. Il viaggio permane un’esperienza individuale, e anche se molte persone decidono di farlo insieme, la loro comunicazione resta minima. Il drogato si chiude in se stesso senza poter condividere emozioni e visioni. Il mondo della droga lo isola ed egli è rinchiuso dentro, senza desideri e senza scambi di tipo sessuale. Il drogato ha bisogno dell’altro, ma nello stesso tempo lo esclude.
Le persone che assumono anfetamine riferiscono una sessualità molto aumentata, specialmente quando le anfetamine sono iniettate direttamente in vena. Ciò procura loro un orgasmo in tutto il corpo, un’erotizzazione generale; inoltre, è presente un aumento dell’aggressività, delle preoccupazioni sessuali e di attività sessuali fino allora represse.
In altri termini, le anfetamine sono un vero afrodisiaco, avendo un effetto diretto sulla stimolazione sessuale; esse provocano grande euforia, maggiore sicurezza ed anche una grande aggressività.
Molte persone avvertono un’erezione contemporanea all’iniezione, e durante l’iniezione le donne possono raggiungere l’orgasmo. Spesso la coppia si inietta la droga durante l’amplesso per accentuare il piacere.
L’erezione può essere prolungata e a volte dolorosa, così prolungata che non si riesce ad eiaculare.
Dopo molti giorni di utilizzazione della droga, si accumula grande fatica, la potenza e l’interesse sessuale diminuiscono, e non sono infrequenti tendenze paranoiche. Il desiderio prevale così sulla sua realizzazione, il flash che si produce è molto forte, ma la depressione che ne segue è tragica, ciò che incita all’utilizzazione continua della droga.
Può emergere, nelle persone che fanno uso di anfetamine, una sorta di simbolismo sessuale attribuito alla siringa: alcuni fanno analogie tra la penetrazione dell’ago della siringa e quella del pene; inoltre, il fatto di farsi iniettare da un ragazzo è molto desiderato dalle ragazze.
Le persone drogate con anfetamine risultano molto abili sessualmente e hanno tendenza a vivere in grande promiscuità, tuttavia non sono pienamente soddisfatte dalla sessualità. Tendono a mettere tutto in comune, compreso il proprio corpo: una ragazza può praticare il coito con molti ragazzi in poco tempo, cinque o dieci o anche più, perché pensa che essa appartiene a tutti.
La vita però non è un’orgia perpetua: a lungo andare, le anfetamine possono provocare disturbi sessuali negli uomini, come impossibilità ad eiaculare, e nelle donne disturbi mestruali e frigidità.
Le anfetamine rappresentano in gran parte dei casi delle droghe di transito, cioè la dipendenza è tale che il drogato è costretto ad aumentare sempre più le dosi di stupefacente per ottenere gli effetti desiderati, oppure a fare ricorso a sostanze più pesanti. In effetti, la maggior parte dei soggetti che utilizzano oppiacei provengono dalle droghe considerate più leggere.
Gli oppiacei hanno generalmente effetti negativi sull’attività sessuale sia negli uomini che nelle donne, che possono anche perdere le mestruazioni.
Insorge, prima o poi, in questi soggetti un netto disinteresse per la sessualità e, in definitiva, per tutto ciò che non è la droga. L’eroinomane non chiede all’eroina un miglioramento delle proprie prestazioni sessuali, giacché ben presto succede che con il progredire dell’intossicazione peggiora nel giovane la propria potenza sessuale.
Tutti i dati della letteratura concordano in maniera inequivocabile sul fatto che quasi tutti gli eroinomani presentano una più o meno marcata compromissione dell’ efficienza sessuale.
Sembra che il maggior danno si attui a livello della funzione eiaculatoria: i soggetti possono ottenere una valida erezione , che si prolunga oltre ogni limite e che non riesce a concludersi con l’eiaculazione. Ne deriva un senso di profonda frustrazione, un’angosciosa sensazione di incapacità, uno scoraggiamento ad intraprendere qualsiasi tipo di attività sessuale.
Del resto, l’eroinomane vede progressivamente restringersi la sfera dei propri interessi, anche quelli di ordine sessuale: la sua giornata è infatti tutta impegnata nell’affannosa ricerca della droga per bucarsi. In questa situazione l’eroina diviene essa stessa un sostituto sessuale e molti eroinomani parlano della siringa dandole un’inquietante e significativa animazione. In fase di tossicomania conclamata l’eroinomane non pensa che alla droga ed essa racchiude ogni forma di piacere compreso il piacere sessuale.
La cocaina è una droga d’abuso con effetti sessuali acuti e cronici del tutto opposti: grazie alla sua azione dopaminergica, essa aumenta il desiderio e l’eccitazione mentre, parallelamente, inibisce l’ orgasmo in entrambi i sessi.
Il mito delle lunghe notti d’ amore va tuttavia ridimensionato, soprattutto dal punto di vista maschile. Infatti, per molti uomini, una lunga attività sessuale che non culmini nell’eiaculazione può essere fastidiosa e addirittura dolorosa. Alcuni di essi, invece, apprezzano questo effetto perché consente loro di prolungare il piacere ed evitare eiaculazioni precoci.
Al contrario, per le donne, che spesso hanno il problema opposto, questo fenomeno è decisamente indesiderato.
L’abuso cronico di cocaina può causare diverse disfunzioni sessuali (erettili, ecc.) dovute soprattutto ad iperprolattinemia, una condizione trattabile con bromocriptina. Il meccanismo responsabile di questo effetto non è stato ancora chiarito anche se si ritiene che esso dipenda dalla downregulation dei recettori dopaminergici ipotalamici.
La cocaina, una sostanza con note proprietà anestetiche, è talvolta usata localmente per ridurre la sensibilità del pene e prolungare l’orgasmo, soprattutto in soggetti che soffrono di eiaculazione precoce. L’iniezione di cocaina direttamente nei corpi cavernosi può causare priapismo.
L’ ecstasy (3,4-metilendiossimetamfetamina o MDMA), come la cannabis, può aiutare a vincere la timidezza o il disagio associato ad un incontro sessuale anche se sembra accertato che essa interferisca con l’ attività sessuale riducendo il desiderio, l’ erezione, la lubrificazione vaginale, l’orgasmo e l’appagamento.
In definitiva, da questa incompleta rassegna delle droghe più importanti e più utilizzate risulta che, per la concomitanza di svariati fattori, tossicologici e psicologici, tutte le tossicomanie si accompagnano a gravi perturbamenti dell’attività sessuale.
Tragica illusione sarebbe quella di chi, avendo problematiche di ordine sessuale, pensasse di risolverle imboccando la strada della droga. Entro un periodo di tempo, che può essere più o meno lungo o più o meno breve, a seconda delle varie sostanze, il soggetto si ritroverebbe non solo con gli stessi problemi ancorché peggiorati a livello sessuale, ma anche con una situazione esistenziale oramai e per sempre gravemente e irrimediabilmente compromessa.
martedì 1 aprile 2014
Malattia di La Peronye
La Malattia di La Peronye detta anche Induratio penis plastica descritta nel 1743 dall’Autore da cui prende il nome colpisce gli uomini dopo i 50 anni di età e si manifesta con la formazione di una o più placche fibrose intorno ai corpi cavernosi del pene, imbrigliandoli.
Come conseguenza di ciò, il pene perde la sua elasticità, non può espandersi liberamente e durante l’erezione, che può essere dolorosa, si incurva verso l’alto, verso il basso o lateralmente, a seconda della posizione della placca.
Dapprima, quando la curvatura è appena accennata, non si hanno ripercussioni importanti sull’attività sessuale, ma, se la curvatura aumenta notevolmente, la penetrazione può divenire impossibile.
Inutile sottolineare i risvolti psicologici negativi di una tale patologia: l’uomo si sente colpito nella sua virilità, a poco a poco perde l’autostima ed è prostrato da profonda inquietudine.
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