CHE COSA E’ LA VULVODINIA?
La vulvodinia è così definita: «Dolore cronico, localizzato nella regione vulvare, perdurante da tre a sei mesi, senza cause definibili»
La vulvodinia può essere cronica, continua o intermittente, episodica (e spesso esacerbata in fase premestruale).
Può non essere causata da alcun fattore noto (spontanea), o può manifestarsi in risposta a uno stimolo tattile (provocata), inclusi un abbigliamento troppo stretto o la stimolazione fisica dell’area vulvare, in occasione del rapporto sessuale o della visita medica.
Può essere generalizzata, ossia estesa a tutta l’area vulvare, o circoscritta all’area vestibolare («vestibolite vulvare», VVS), al clitoride («clitoralgia»), alla mucosa periuretrale o a una porzione limitata della vulva.
Dal punto di vista clinico, un’accurata «mappa del dolore» consente di identificare con chiarezza la sede e l’intensità del dolore stesso, risultante dall’anamnesi e dalla valutazione dei sintomi che la donna riferisce durante l’esame pelvico.
La vulvodinia, può essere il solo sintomo che la donna lamenta (si parlerà allora di vulvodinia isolata), o manifestarsi in comorbidità.
Patologie mediche spesso coesistenti.
Infezioni vulvovaginali da Candida, distrofie e neoplasie vulvari, dermatiti da contatto, atrofia ipoestrogenica e ipoandrogenica, lichen scleroatrofico, sindrome della vescica dolorosa, endometriosi, sindrome del colon irritabile, fibromialgia, cefalea, ansia, depressione.
Fra gli altri disturbi medici che possono associarsi al dolore vulvare cronico vanno ricordate patologie neurologiche come la sindrome da intrappolamento del nervo pudendo e la sclerosi multipla, le mialgie
(soprattutto del muscolo elevatore dell’ano) e i fattori iatrogeni, come il dolore secondario a interventi chirurgici (episiorrafia, emorroidectomia, colporrafia posteriore) o a radioterapia pelvica e perineale.
Disturbi psichici spesso coesistenti
Habitus ansioso
- Varie forme di dolore cronico
- Emicrania
- Colon irritabile
- Bruxismo
- Distonia muscolare pelvica
- Bassa autostima
- Perdita fiducia nei sanitari
- Atteggiamento sessuofobico
- Conflittualità coniugale
- Paura gravidanza indesiderata
- Abuso sessuale
- Attacchi di panico
- Comportamenti ossessivi
- Sindromi depressive
Disturbi sessuali spesso coesistenti
- dispareunia introitale
- perdita del desiderio
- secchezza vaginale
- anorgasmia coitale
- evitamento sessuale
Le potenziali cause del dolore vulvare sono divise in quattro categorie:
• infettive;
• infiammatorie;
• neoplastiche;
• neurologiche.
Per poter arrivare alla diagnosi di vulvodinia, intesa come «disagio vulvare, spesso descritto come dolore urente in assenza di rilevanti cause visibili o di uno specifico disturbo neurologico identificabile a livello clinico», le varie condizioni che ricadono in queste categorie devono essere via via escluse.
Le condizioni morbose causa di dolore vulvare sono diagnosticabili clinicamente ( esame obiettivo, tamponi, biopsie ecc.). La negatività di tali esami e la sintomatologia durevole da tre mesi o più, permettono di porre, per esclusione, la diagnosi di vulvodinia. Il ritardo diagnostico medio è di circa 4 anni.
La vulvodinia può essere esacerbata da fattori psicobiologici (ansia, depressione, distress cronico) e psicosessuali (molestie, abusi fisici e sessuali) e da trigger sessuali come la penetrazione.
La causa del dolore vulvare va sempre ricercata con attenzione: può non essere immediatamente visibile a una prima sommaria analisi della vulva, ma può e deve diventarlo quando venga effettuato un esame medico obiettivo appropriato e competente, e/o quando i dati istologici rivelino con chiarezza la presenza di una infiammazione: una condizione tipica della vestibolite vulvare.
La vulvodinia è un disturbo fortemente stressante, con importanti conseguenze a livello fisico, psicosessuale, interpersonale e sociale.
Aspetti biologici: oltre ad essere un serio problema medico in sé, la vulvodinia può innescare un processo algico ad ampio raggio che coinvolge tutta la regione pelvica, presentandosi come un vero e proprio segnale d’allerta generalizzato.
Il processo infiammatorio cronico sotteso al dolore vulvare può infatti estendersi ad altri organi pelvici: la comorbidità più frequente, a questo proposito, è rappresentata dai sintomi vescicali (cistite post-coitale, sindrome della vescica dolorosa).
Altre significative comorbidità riguardano, l’endometriosi, il dolore pelvico cronico, la sindrome del colon irritabile, la fibromialgia, la sindrome da fatica cronica («fatigue»), la coccigodinia, la cefalea e l’ansia/depressione.
Evidenze ancora da confermare pienamente sembrano suggerire che la fisiopatologia di queste comorbidità presupponga un processo infiammatorio cronico che coinvolge organi pelvici differenti.
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giovedì 9 febbraio 2017
IL PRURITO VULVARE
Autore: Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo Vibo Valentia
Si può avere prurito vulvare in tutte le patologie sistemiche che comportano prurito. Ricordiamo: allergie alimentari o da farmaci, immunopatologie, insufficienza renale cronica, epatopatie, endocrinopatie, emopatie, infezioni, alcolismo, neuropsicopatie, uso e abuso di farmaci.
Si può avere prurito vulvare in molte patologie localizzate all’area genitale. Ricordiamo: allergie da contatto, vulviti e vulvovaginiti batteriche, micotiche, virali, infestazioni, lichen, psoriasi, lichen sclerosus, involuzione senile dell’area genitale, neoplasie, ed altro.
Ma voglio mostrarvi l’altra faccia del prurito vulvare, un prurito insidioso dove nessuna causa organica è dimostrabile.
• Galeno definisce il prurito: “ Dolorifica voluptas “
Nel Nuovo Dizionario della Lingua Italiana (Tommaseo e Bellini, 1871) si parla del prurito come “ cosa mista di diletto e consumamento “ e poi: “ … con quel prurito ci inducono, grattandoci noi, molestia e piacere insiemamente. “
o Prurito significa voglia, desiderio, capriccio, libidine. ( Tommaseo e Bellini ).
o «Ti cacciu u mangiasuni» (dialetto calabrese) = Soddisferò le tue voglie.
o Un’aggressività repressa è presente nel modo di dire: Mi prudono le mani.
o L’imbarazzo, cioè la situazione conflittuale, è rappresentato dal grattarsi la testa.
o Con «certi pruriti» si intendono taluni capricci sessuali.
o «C’è qualcosa che mi rode…» = «Mi mangia…»
Il prurito vulvare è descritto dalla donna come una sensazione che sta fra il piacevole e il doloroso (dolorifica voluptas) e che spinge a grattarsi. L’esperienza dimostra che il prurito piacevole è solo quantitativamente diverso dal doloroso, cioè uno stimolo lieve fornisce piacere, uno stimolo forte provoca dolore.
Consideriamo il prurito vulvare considerando tre fascie di età della donna:
L’età dell’adolescenza e della prima giovinezza
L’età della piena maturità sessuale
L’età della menopausa e della post-menopausa
Nelle giovani donne il prurito risulta spesso associato ad onanismo e può complicarsi poi con una dermatosi. Quando le ragazze accettano, per motivi morali o religiosi (adesso non più!), l’astinenza sessuale, spesso ciò comprende non solo il rapporto sessuale ma anche il soddisfacimento masturbatorio. Il piacere che il grattarsi procura ha per molte di queste ragazze un significato sostitutivo della masturbazione. Se la ragazza ha dovuto reprimere la masturbazione può darsi che ricorra ad un mezzo di compensazione, quello di grattarsi, essendo lecito farlo se c’è prurito.
Lo stesso meccanismo è ipotizzato per spiegare il prurito vulvare del viaggio di nozze: qui al fattore emozionale si aggiunge evidentemente quello fisico, dal momento che repentinamente e intensamente, come mai prima, la giovane è chiamata a consumare rapporti sessuali multipli e ravvicinati.
E’ lecito pensare che una donna, giovane e fragile, possa mettere in atto dei meccanismi di difesa (leucorrea, cistite, prurito, ecc..) per proteggersi da attacchi ritenuti eccessivi o maldestri, a volte persino brutali.
Anche nella piena maturità sessuale il prurito vulvare si associa a cistalgie algie pelviche, pollachiuria, ed altri sintomi riconducibili a stati di irritazione cronica genitale. Anche nella parametrite cronica, altrimenti detta sindrome da congestione pelvica, questi casi concomitano fattori organici e fattori emozionali, con predominanza ora degli uni e ora degli altri; spesso è palese un’alterazione del rapporto di coppia, matrimoniale o no, per cui la donna cerca di sottrarsi, adducendo motivi organici, alle richieste sessuali di un partner non desiderato, o non più desiderato.
Lo stato congestizio ingravescente degli organi genitali interni può essere causato da un’eccitazione sessuale cronicamente incompleta o insoddisfatta. Difatti esiste nel maggior numero dei casi di donne con parametrite cronica una storia con un’alta frequenza di contatti sessuali con coitus interruptus.
Quando la donna è soggetta a stimoli sessuali inadeguati, si induce una accentuata stimolazione ipotalamo-ovarica con iperemia persistente dell’apparato genitale e consolidamento del quadro congestizio.
Una congestione cronica del circolo venoso perineale può influenzare il trofismo vulvare e procurare prurito incoercibile. Il prurito vulvare costituisce talvolta una sofferenza insopportabile che turba profondamente l’equilibrio nervoso della donna.
Spesso nelle giovani donne che hanno prurito vulvare sono presenti segni di psiconevrosi, di tensioni emotive croniche, preoccupazioni, shocks psichici, ecc…
Nelle donne mature il meccanismo psicodinamico può essere diverso. A volte il prurito vulvare può dipendere da preoccupazioni, idee ossessive, autopunizione per tendenze aggressive, frustrazioni vitali, e spesso risulta associato a frigidità.
Analogamente all’insoddisfazione sessuale, anche l’ipereccitabilità sessuale propria di alcune donne può provocare prurito. Queste non si accontentano di un’attività sessuale che generalmente potrebbe ritenersi nella norma, e sono sempre alla ricerca di nuove occasioni e/o di nuovi partner per poter godere del sesso. Quando non le trovano può scatenarsi un prurito irrefrenabile e il grattamento successivo può avere significato sostitutivo della masturbazione.
Lo stesso meccanismo può invocarsi per le donne fedifraghe, per le quali il tradimento può generare importanti sensi di colpa che somatizzano come prurito vulvare.
Andando avanti con l’età, bisogna accennare al prurito delle vedove, anche se le vedove possono essere donne giovani.
La causa del prurito in menopausa può essere addebitata a un desiderio sessuale represso o al fatto che la donna si vergogna per la perdita della capacità riproduttiva. Alla stessa spiegazione si può far riferimento per l’irritazione vescicale e la pollachiuria che frequentemente accompagnano il prurito vulvare. La pollachiuria, scambiata spesso dalla donna con una relativa incontinenza urinaria o con una cistite, si manifesta sia nella pubertà che nella menopausa. Prurito e pollachiuria, in donne asteniche e distoniche, sono considerati sintomi di eccitazione emotiva e sessuale. Specie quando il prurito vulvare in menopausa si accompagna a vampate, cardiopalmo e sudorazione, assomiglia ai sintomi di una eccitazione sessuale.
Il prurito vulvare può avere un andamento altalenante, e poiché raramente è in rapporto con uno stato psicopatico permanente, con il passare del tempo può andare incontro a miglioramenti anche nelle forme più ostinate.
Comunque, il desiderio di grattarsi anche quando sembra doloroso dà sollievo e piacere. Un antico filosofo alla domanda su quale fosse per lui il colmo della felicità umana rispose: «Grattarsi la parte che fa prurito» e, se questa parte è la vulva, la felicità sarà maggiore. Infatti, se ricordiamo che la pelle è nella sua interezza una zona erogena, comprendiamo meglio il significato erotico che lo strofinare la cute dei genitali può assumere per la donna.
E’ difficile che la donna ci parli del prurito, e, se lo fa, tende a collegarlo ostinatamente a un problema organico.
Il prurito vulvare, in qualsiasi età della vita ed anche in assenza di lesioni cutanee o di altre malattie, sottende sempre una problematica che bisogna cercare di capire.
E’ compito del ginecologo, o del sessuologo, o del medico di famiglia, disporsi a un ascolto empatico della paziente donna, per cogliere il significato di un sintomo che non appare di primo acchito, ma bisogna ricercare. La lavandina può essere utile, ma non basta.
Si può avere prurito vulvare in tutte le patologie sistemiche che comportano prurito. Ricordiamo: allergie alimentari o da farmaci, immunopatologie, insufficienza renale cronica, epatopatie, endocrinopatie, emopatie, infezioni, alcolismo, neuropsicopatie, uso e abuso di farmaci.
Si può avere prurito vulvare in molte patologie localizzate all’area genitale. Ricordiamo: allergie da contatto, vulviti e vulvovaginiti batteriche, micotiche, virali, infestazioni, lichen, psoriasi, lichen sclerosus, involuzione senile dell’area genitale, neoplasie, ed altro.
Ma voglio mostrarvi l’altra faccia del prurito vulvare, un prurito insidioso dove nessuna causa organica è dimostrabile.
• Galeno definisce il prurito: “ Dolorifica voluptas “
Nel Nuovo Dizionario della Lingua Italiana (Tommaseo e Bellini, 1871) si parla del prurito come “ cosa mista di diletto e consumamento “ e poi: “ … con quel prurito ci inducono, grattandoci noi, molestia e piacere insiemamente. “
o Prurito significa voglia, desiderio, capriccio, libidine. ( Tommaseo e Bellini ).
o «Ti cacciu u mangiasuni» (dialetto calabrese) = Soddisferò le tue voglie.
o Un’aggressività repressa è presente nel modo di dire: Mi prudono le mani.
o L’imbarazzo, cioè la situazione conflittuale, è rappresentato dal grattarsi la testa.
o Con «certi pruriti» si intendono taluni capricci sessuali.
o «C’è qualcosa che mi rode…» = «Mi mangia…»
Il prurito vulvare è descritto dalla donna come una sensazione che sta fra il piacevole e il doloroso (dolorifica voluptas) e che spinge a grattarsi. L’esperienza dimostra che il prurito piacevole è solo quantitativamente diverso dal doloroso, cioè uno stimolo lieve fornisce piacere, uno stimolo forte provoca dolore.
Consideriamo il prurito vulvare considerando tre fascie di età della donna:
L’età dell’adolescenza e della prima giovinezza
L’età della piena maturità sessuale
L’età della menopausa e della post-menopausa
Nelle giovani donne il prurito risulta spesso associato ad onanismo e può complicarsi poi con una dermatosi. Quando le ragazze accettano, per motivi morali o religiosi (adesso non più!), l’astinenza sessuale, spesso ciò comprende non solo il rapporto sessuale ma anche il soddisfacimento masturbatorio. Il piacere che il grattarsi procura ha per molte di queste ragazze un significato sostitutivo della masturbazione. Se la ragazza ha dovuto reprimere la masturbazione può darsi che ricorra ad un mezzo di compensazione, quello di grattarsi, essendo lecito farlo se c’è prurito.
Lo stesso meccanismo è ipotizzato per spiegare il prurito vulvare del viaggio di nozze: qui al fattore emozionale si aggiunge evidentemente quello fisico, dal momento che repentinamente e intensamente, come mai prima, la giovane è chiamata a consumare rapporti sessuali multipli e ravvicinati.
E’ lecito pensare che una donna, giovane e fragile, possa mettere in atto dei meccanismi di difesa (leucorrea, cistite, prurito, ecc..) per proteggersi da attacchi ritenuti eccessivi o maldestri, a volte persino brutali.
Anche nella piena maturità sessuale il prurito vulvare si associa a cistalgie algie pelviche, pollachiuria, ed altri sintomi riconducibili a stati di irritazione cronica genitale. Anche nella parametrite cronica, altrimenti detta sindrome da congestione pelvica, questi casi concomitano fattori organici e fattori emozionali, con predominanza ora degli uni e ora degli altri; spesso è palese un’alterazione del rapporto di coppia, matrimoniale o no, per cui la donna cerca di sottrarsi, adducendo motivi organici, alle richieste sessuali di un partner non desiderato, o non più desiderato.
Lo stato congestizio ingravescente degli organi genitali interni può essere causato da un’eccitazione sessuale cronicamente incompleta o insoddisfatta. Difatti esiste nel maggior numero dei casi di donne con parametrite cronica una storia con un’alta frequenza di contatti sessuali con coitus interruptus.
Quando la donna è soggetta a stimoli sessuali inadeguati, si induce una accentuata stimolazione ipotalamo-ovarica con iperemia persistente dell’apparato genitale e consolidamento del quadro congestizio.
Una congestione cronica del circolo venoso perineale può influenzare il trofismo vulvare e procurare prurito incoercibile. Il prurito vulvare costituisce talvolta una sofferenza insopportabile che turba profondamente l’equilibrio nervoso della donna.
Spesso nelle giovani donne che hanno prurito vulvare sono presenti segni di psiconevrosi, di tensioni emotive croniche, preoccupazioni, shocks psichici, ecc…
Nelle donne mature il meccanismo psicodinamico può essere diverso. A volte il prurito vulvare può dipendere da preoccupazioni, idee ossessive, autopunizione per tendenze aggressive, frustrazioni vitali, e spesso risulta associato a frigidità.
Analogamente all’insoddisfazione sessuale, anche l’ipereccitabilità sessuale propria di alcune donne può provocare prurito. Queste non si accontentano di un’attività sessuale che generalmente potrebbe ritenersi nella norma, e sono sempre alla ricerca di nuove occasioni e/o di nuovi partner per poter godere del sesso. Quando non le trovano può scatenarsi un prurito irrefrenabile e il grattamento successivo può avere significato sostitutivo della masturbazione.
Lo stesso meccanismo può invocarsi per le donne fedifraghe, per le quali il tradimento può generare importanti sensi di colpa che somatizzano come prurito vulvare.
Andando avanti con l’età, bisogna accennare al prurito delle vedove, anche se le vedove possono essere donne giovani.
La causa del prurito in menopausa può essere addebitata a un desiderio sessuale represso o al fatto che la donna si vergogna per la perdita della capacità riproduttiva. Alla stessa spiegazione si può far riferimento per l’irritazione vescicale e la pollachiuria che frequentemente accompagnano il prurito vulvare. La pollachiuria, scambiata spesso dalla donna con una relativa incontinenza urinaria o con una cistite, si manifesta sia nella pubertà che nella menopausa. Prurito e pollachiuria, in donne asteniche e distoniche, sono considerati sintomi di eccitazione emotiva e sessuale. Specie quando il prurito vulvare in menopausa si accompagna a vampate, cardiopalmo e sudorazione, assomiglia ai sintomi di una eccitazione sessuale.
Il prurito vulvare può avere un andamento altalenante, e poiché raramente è in rapporto con uno stato psicopatico permanente, con il passare del tempo può andare incontro a miglioramenti anche nelle forme più ostinate.
Comunque, il desiderio di grattarsi anche quando sembra doloroso dà sollievo e piacere. Un antico filosofo alla domanda su quale fosse per lui il colmo della felicità umana rispose: «Grattarsi la parte che fa prurito» e, se questa parte è la vulva, la felicità sarà maggiore. Infatti, se ricordiamo che la pelle è nella sua interezza una zona erogena, comprendiamo meglio il significato erotico che lo strofinare la cute dei genitali può assumere per la donna.
E’ difficile che la donna ci parli del prurito, e, se lo fa, tende a collegarlo ostinatamente a un problema organico.
Il prurito vulvare, in qualsiasi età della vita ed anche in assenza di lesioni cutanee o di altre malattie, sottende sempre una problematica che bisogna cercare di capire.
E’ compito del ginecologo, o del sessuologo, o del medico di famiglia, disporsi a un ascolto empatico della paziente donna, per cogliere il significato di un sintomo che non appare di primo acchito, ma bisogna ricercare. La lavandina può essere utile, ma non basta.
mercoledì 8 febbraio 2017
LE MALATTIE A TRASMISSIONE SESSUALE
Autore; Dott. Raffaele Lopreiato Sessuologo e Dermovenereologo - Vibo Valentia
Le infezioni a trasmissione sessuale (ISF) o Malattie sessualmente trasmesse (MST) sono causate da batteri, funghi, parassiti o virus che si trasmettono da una persona ad un’altra attraverso rapporti sessuali non protetti, siano essi eterosessuali o omosessuali.
Quindi fare sesso non protetto con una persona che abbia una infezione trasmissibile per via sessuale (...e magari neanche lo sa!) ) è causa di trasmissione.
Alcune MTS
AIDS/HIV Sindrome da Immunodeficienza Acquisita
Sifilide
Gonorrea
Uretriti e cerviciti da Chlamydia
Herpes genitale
Epatiti Virali
Ulcera molle Papillomavirus (HPV)
Mollusco contagioso
Linfogranuloma venereo
Scabbia
Pediculosi
I rapporti sessuali a rischio:
Il sesso non protetto (senza preservativo) per via vaginale o anale con una persona infetta è accompagnato da un alto rischio di contagio da MST.
Il sesso orale non protetto ha un rischio minore, ma i contagi per questo tipo di pratica sessuale sono in aumento.
L'assunzione di farmaci, droghe, alcol può aumentare il rischio di contagio di una MST, soprattutto perché sotto l'effetto di queste sostanze le persone risultano meno attente a praticare sesso sicuro.
L’uso regolare del preservativo protegge, in linea di massima, per la maggior parte delle MST, per cui se ne raccomanda caldamente l’uso quando il buon senso dovrebbe consigliarlo.
Il contatto intimo può avvenire anche tra aree che il condom non riesce a coprire, per questo la sua efficacia può essere inferiore, ma il suo utilizzo è sempre strettamente raccomandabile.
Le infezioni a trasmissione sessuale (ISF) o Malattie sessualmente trasmesse (MST) sono causate da batteri, funghi, parassiti o virus che si trasmettono da una persona ad un’altra attraverso rapporti sessuali non protetti, siano essi eterosessuali o omosessuali.
Quindi fare sesso non protetto con una persona che abbia una infezione trasmissibile per via sessuale (...e magari neanche lo sa!) ) è causa di trasmissione.
Alcune MTS
AIDS/HIV Sindrome da Immunodeficienza Acquisita
Sifilide
Gonorrea
Uretriti e cerviciti da Chlamydia
Herpes genitale
Epatiti Virali
Ulcera molle Papillomavirus (HPV)
Mollusco contagioso
Linfogranuloma venereo
Scabbia
Pediculosi
I rapporti sessuali a rischio:
Il sesso non protetto (senza preservativo) per via vaginale o anale con una persona infetta è accompagnato da un alto rischio di contagio da MST.
Il sesso orale non protetto ha un rischio minore, ma i contagi per questo tipo di pratica sessuale sono in aumento.
L'assunzione di farmaci, droghe, alcol può aumentare il rischio di contagio di una MST, soprattutto perché sotto l'effetto di queste sostanze le persone risultano meno attente a praticare sesso sicuro.
L’uso regolare del preservativo protegge, in linea di massima, per la maggior parte delle MST, per cui se ne raccomanda caldamente l’uso quando il buon senso dovrebbe consigliarlo.
Il contatto intimo può avvenire anche tra aree che il condom non riesce a coprire, per questo la sua efficacia può essere inferiore, ma il suo utilizzo è sempre strettamente raccomandabile.
martedì 17 gennaio 2017
Domande e Risposte in Tricologia
Autore: Raffaele Lopreiato Dermatologo Tricologo Vibo Valentia
D. Quanti sono i capelli?
R. Il numero medio di capelli è circa 100.000, ma ci sono persone che ne hanno molti di più, fino a 150.000. Il numero di capelli è inferiore nei soggetti con capelli rossi (80.000) rispetto ai bruni (100.000) o ai biondi (120.000).
D. A che cosa è dovuto il colore dei capelli?
R. Il follicolo contiene all’interno della matrice melanociti, cioè le cellule che producono la melanina, un pigmento che viene incorporato nel capello. Esistono 2 tipi principali di melanine: le eumelanine, di colore bruno-scuro, e le feomelanine, di colorito giallo-rosso. Se i nostri capelli sono neri o castani significa che i melanociti dei nostri follicoli producono soprattutto eumelanine, se sono biondi o rossi feomelanine.
D. Perché i capelli dei bambini sono chiari e poi diventano scuri nell’adulto?
R. Perché i melanociti del follicolo aumentano la produzione di melanina, a partire dall'infanzia fino alla pubertà.
D. Quanti sono i capelli?
R. Il numero medio di capelli è circa 100.000, ma ci sono persone che ne hanno molti di più, fino a 150.000. Il numero di capelli è inferiore nei soggetti con capelli rossi (80.000) rispetto ai bruni (100.000) o ai biondi (120.000).
D. A che cosa è dovuto il colore dei capelli?
R. Il follicolo contiene all’interno della matrice melanociti, cioè le cellule che producono la melanina, un pigmento che viene incorporato nel capello. Esistono 2 tipi principali di melanine: le eumelanine, di colore bruno-scuro, e le feomelanine, di colorito giallo-rosso. Se i nostri capelli sono neri o castani significa che i melanociti dei nostri follicoli producono soprattutto eumelanine, se sono biondi o rossi feomelanine.
D. Perché i capelli dei bambini sono chiari e poi diventano scuri nell’adulto?
R. Perché i melanociti del follicolo aumentano la produzione di melanina, a partire dall'infanzia fino alla pubertà.
martedì 1 aprile 2014
Sistemi laser ad alta tecnologia
Synchro HP è una piattaforma che offre in un solo prodotto tre diverse sorgenti laser e 9 manipoli U-PL a luce pulsata con caratteristiche tecniche all'avanguardia. E’ difficile trovare sistemi equivalenti, in grado di fornire uno strumento così completo e versatile atto a soddisfare le esigenze di un moderno centro medico dermatologico.
La cellulite
Con questa denominazione impropria viene generalmente indicata una particolare patologia (perché di una patologia si tratta) del pannicolo adiposo sottocutaneo che affligge soprattutto il sesso femminile.
Considerato per molto tempo un semplice tessuto di sostegno di importanza non determinante o ancora un deposito di materiali di riserva energetica, il tessuto adiposo ha trovato invece negli ultimi decenni la giusta considerazione e il giusto posto nell’economia generale dell’organismo: si è visto infatti come ad esso competano funzioni di rilevante interesse nella stessa regolazione del metabolismo lipidico. Trattasi quindi di un tessuto che possiede la stessa nobiltà anatomofunzionale del rene, del cuore, del fegato, del cervello.
Considerato per molto tempo un semplice tessuto di sostegno di importanza non determinante o ancora un deposito di materiali di riserva energetica, il tessuto adiposo ha trovato invece negli ultimi decenni la giusta considerazione e il giusto posto nell’economia generale dell’organismo: si è visto infatti come ad esso competano funzioni di rilevante interesse nella stessa regolazione del metabolismo lipidico. Trattasi quindi di un tessuto che possiede la stessa nobiltà anatomofunzionale del rene, del cuore, del fegato, del cervello.
Il massaggio.
Il massaggio è una delle forme di trattamento più antiche ricordate nella storia, nella letteratura e nell’arte. Gli antichi cinesi, migliaia di anno prima di Cristo, affermavano che la ginnastica e il massaggio prevenivano la stagnazione e favorivano movimenti armoniosi dei fluidi del corpo necessari alla salute. Ippocrate scriveva: il medico deve essere esperto di molte cose, tra l’altro della frizione. La frizione può rinsaldare un’articolazione allentata e sciogliere un’articolazione rigida.
La parola frizione venne usata nella letteratura fino alla fine del secolo decimonono, quando fu introdotto massaggio. L’origine del termine è incerta: potrebbe derivare dall’ebraico mashesh, dal verbo arabo massa (toccare), o dal greco massein (impastare). Viene attribuita alla Francia l’introduzione della parola massage.
La parola frizione venne usata nella letteratura fino alla fine del secolo decimonono, quando fu introdotto massaggio. L’origine del termine è incerta: potrebbe derivare dall’ebraico mashesh, dal verbo arabo massa (toccare), o dal greco massein (impastare). Viene attribuita alla Francia l’introduzione della parola massage.
Epilazione laser sotto controllo medico
Il fatto
Il Tribunale di Modena è stato chiamato a giudicare su una richiesta di risarcimento dei danni riportati in conseguenza di un trattamento di epilazione radicale al viso eseguito presso un centro in due diverse fasi, da cui sono derivati esiti cicatriziali nella regione del mento trattata, valutabili come postumi da danno permanente e danno estetico. Il giudice ha ampiamente riportato nel testo della sentenza le articolate argomentazioni della disposta consulenza tecnica d'ufficio che, tra i numerosi aspetti, ha evidenziato come il laser utilizzato per gli interventi di epilazione, se non bene adoperato, può provocare lesioni da energia termica e quindi ustioni per necrosi coagulativa dei tessuti colpiti.
Il Tribunale di Modena è stato chiamato a giudicare su una richiesta di risarcimento dei danni riportati in conseguenza di un trattamento di epilazione radicale al viso eseguito presso un centro in due diverse fasi, da cui sono derivati esiti cicatriziali nella regione del mento trattata, valutabili come postumi da danno permanente e danno estetico. Il giudice ha ampiamente riportato nel testo della sentenza le articolate argomentazioni della disposta consulenza tecnica d'ufficio che, tra i numerosi aspetti, ha evidenziato come il laser utilizzato per gli interventi di epilazione, se non bene adoperato, può provocare lesioni da energia termica e quindi ustioni per necrosi coagulativa dei tessuti colpiti.
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