mercoledì 8 febbraio 2017

IL SESSO NEI CARDIOPATICI

Autore: Dott. Raffaele Lopreiato   Sessuologo  Vibo Valentia
La cessazione dell’attività sessuale è spesso considerata una conseguenza inevitabile dell’infarto del miocardio. La paura di morte improvvisa incombe come una spada di Damocle sul cardiopatico e segna la fine dell’attività sessuale per molte coppie.

Ma, questa astinenza è veramente necessaria? La sforzo fisico causato dal rapporto sessuale davvero mette in pericolo la vita del cardiopatico?

Di solito si raccomanda ai coronaropatici di ridurre o abolire il fumo, scendere di peso, ridurre l’apporto di colesterolo e di grassi saturi, praticare una modesta e costante attività fisica, ma poco o niente gli viene consigliato a proposito della vita sessuale. Così il paziente si comporta secondo le sue limitate conoscenze, le sue opinioni, le sue paure, le sue superstizioni; può succedere quindi che egli riduca senza giustificazione la sua attività sessuale, spesso fino alla completa astinenza.

Da ciò parte un ciclo comportamentale fatto anche di frustrazioni e conflitti coniugali che non può non ripercuotersi negativamente sul recupero del paziente e provoca un peggioramento dei disturbi cardiaci.

Per impedire che questo avvenga, il medico deve dare consigli chiari ed espliciti in materia sessuale ai suoi pazienti, e quindi deve ben conoscere gli effetti dell’attività sessuale sulle affezioni cardiache.
Gli studi effettuati indicano che l’attività sessuale determina notevoli fluttuazioni della funzione cardiocircolatoria: tachicardia, aumento della pressione arteriosa sistolica e diastolica, aumento della frequenza respiratoria. Queste modificazioni, per quanto drammatiche, sono però molto brevi e sono caratterizzate da un incremento graduale di questi parametri fino ad un massimo che si raggiunge subito prima dell’orgasmo o in concomitanza con esso. Il ritorno ai valori normali di partenza si verifica nel giro di pochi minuti.

Quali sono però le ripercussioni dell’attività sessuale in un individuo affetto da una malattia cardiovascolare?

Dai riscontri effettuati si può fondatamente ritenere che in un uomo di mezza età, sposato da lungo tempo e senza altri motivi perturbanti, il costo fisiologico dell’attività sessuale sia piuttosto modesto, soprattutto se paragonato all’impatto fisiologico dei rapporti sessuali più energici e passionali degli individui giovani. 

Tali risposte fisiologiche sono simili a quelle osservate negli stessi soggetti nel corso della normale attività quotidiana, come guidare l’auto, salire le scale, discutere anche animatamente di affari con qualcuno. Se queste due forme di sforzo fisico (normale attività quotidiana e rapporto sessuale) vengono considerati equivalenti, si può dedurre che gli incrementi dei parametri fisiologici nel corso dell’attività sessuale possano essere considerati accettabili.

Un distinguo bisogna farlo a proposito dell’incremento pressorio: lo sforzo fisico che comporta la normale attività quotidiana, come camminare anche velocemente, salire e scendere le scale, ecc.., comporta un rialzo pressorio omerale senza nessun incremento della pressione arteriosa a livello aortico; invece, sforzi fisici che comportano la contrazione isometrica di gruppi muscolari anche piccoli (come, ad esempio, una stretta prolungata della mano) causano aumenti pressori sia a livello aortico che omerale.

Ora, il rapporto sessuale effettuato dall’uomo in posizione classica superiore provoca una prolungata contrazione isometrica dei muscoli delle braccia e delle spalle, per cui possiamo ragionevolmente affermare che il rapporto sessuale effettuato in determinate posizioni comporta variazioni pressorie più elevate rispetto al coito effettuato in posizioni alternative.

A causa della pericolosità dello sforzo isometrico è necessario mettere in guardia i coronaropatici dall’effettuare forzatamente attività come sollevare oggetti pesanti, portare valigie, lavorare con zappe o vanghe, ecc.. Ai cardiopatici di sesso maschile bisogna quindi raccomandare di praticare, per un certo tempo, il rapporto sessuale in posizioni tali che non comportino una contrazione prolungata dei muscoli delle braccia allo scopo di mantenere il corpo o di afferrare la partner. Posizioni consigliate sono quindi le posizioni laterali e quella con la donna in posizione superiore.

Nei cardiopatici di sesso femminile, invece, qualsiasi posizione non comporta contrazioni di tipo isometrico e, pertanto, i consigli sulla tecnica sessuale sono meno importanti.

Quando il paziente di sesso maschile ha superato la fase acuta, cioè quando non è più necessario il monitoraggio cardiaco ed il paziente può lasciare il letto, spesso cominciano a manifestarsi preoccupazioni ed interesse per l’attività sessuale.  Molti cardiopatici riferiscono che, in questo periodo, le infermiere diventano per loro sempre più attraenti.

Il ritorno dell’interesse sessuale nei cardiopatici di sesso maschile va salutato come un buon segno di recupero ed è la premessa di una vita normale. Interrogando questi pazienti emerge che è frequente la masturbazione già durante la degenza in ospedale, e che questa masturbazione può essere vissuta dal paziente come un fattore estremamente positivo dal punto di vista della continuità dell’attività sessuale.

Una raccomandazione importante è la seguente: vi sono buoni motivi per ritenere che l’attività sessuale espletata con nuovi partner, come avviene ad esempio nei rapporti extraconiugali,  sia particolarmente stressante. Sembra che la maggior parte delle morti improvvise provocate dal rapporto sessuale si verifichi in queste circostanze. E’ chiaro, quindi, come tali attività sessuali siano da evitare da parte dei cardiopatici, ed è compito del medico consigliare il paziente.

Alla luce di quanto già detto, emerge che una regolare attività sessuale senza strappi e con le giuste precauzioni, non solo è possibile ma anche raccomandabile nei soggetti affetti da cardiopatie.