giovedì 9 febbraio 2017

CHE COSA E' LA VULVODINIA

CHE COSA E’ LA VULVODINIA?


La vulvodinia è così definita: «Dolore cronico, localizzato nella regione vulvare, perdurante da tre a sei mesi, senza cause definibili»
La vulvodinia può essere cronica, continua o intermittente, episodica (e spesso esacerbata in fase premestruale).

Può non essere causata da alcun fattore noto (spontanea), o può manifestarsi in risposta a uno stimolo tattile (provocata), inclusi un abbigliamento troppo stretto o la stimolazione fisica dell’area vulvare, in occasione del rapporto sessuale o della visita medica.

Può essere generalizzata, ossia estesa a tutta l’area vulvare, o circoscritta all’area vestibolare («vestibolite vulvare», VVS), al clitoride («clitoralgia»), alla mucosa periuretrale o a una porzione limitata della vulva.

Dal punto di vista clinico, un’accurata «mappa del dolore» consente di identificare con chiarezza la sede e l’intensità del dolore stesso, risultante dall’anamnesi e dalla valutazione dei sintomi che la donna riferisce durante l’esame pelvico.

La vulvodinia, può essere il solo sintomo che la donna lamenta (si parlerà allora di vulvodinia isolata), o manifestarsi in comorbidità.

Patologie mediche spesso coesistenti.
Infezioni vulvovaginali da Candida, distrofie e neoplasie vulvari, dermatiti da contatto, atrofia ipoestrogenica e ipoandrogenica, lichen scleroatrofico, sindrome della vescica dolorosa, endometriosi, sindrome del colon irritabile, fibromialgia, cefalea, ansia, depressione.
Fra gli altri disturbi medici che possono associarsi al dolore vulvare cronico vanno ricordate patologie neurologiche come la sindrome da intrappolamento del nervo pudendo e la sclerosi multipla, le mialgie
(soprattutto del muscolo elevatore dell’ano) e i fattori iatrogeni, come il dolore secondario a interventi chirurgici (episiorrafia, emorroidectomia, colporrafia posteriore) o a radioterapia pelvica e perineale.

Disturbi psichici spesso coesistenti
Habitus ansioso
 - Varie forme di dolore cronico
 - Emicrania
 - Colon irritabile
 - Bruxismo
 - Distonia muscolare pelvica
 - Bassa autostima
 - Perdita fiducia nei sanitari
 - Atteggiamento sessuofobico
 - Conflittualità coniugale
 - Paura gravidanza indesiderata
 - Abuso sessuale
 - Attacchi di panico
 - Comportamenti ossessivi
 - Sindromi depressive

Disturbi sessuali spesso coesistenti
 - dispareunia introitale
- perdita del desiderio
- secchezza vaginale
- anorgasmia coitale
- evitamento sessuale

Le potenziali cause del dolore vulvare sono divise in quattro categorie:
• infettive;
• infiammatorie;
• neoplastiche;
• neurologiche.

Per poter arrivare alla diagnosi di vulvodinia, intesa come «disagio vulvare, spesso descritto come dolore urente in assenza di rilevanti cause visibili o di uno specifico disturbo neurologico identificabile a livello clinico», le varie condizioni che ricadono in queste categorie devono essere via via escluse.
Le condizioni morbose causa di dolore vulvare sono diagnosticabili clinicamente ( esame obiettivo, tamponi, biopsie ecc.). La negatività di tali esami e la sintomatologia durevole da tre mesi o più,  permettono di porre, per esclusione, la diagnosi di vulvodinia. Il ritardo diagnostico medio è di circa 4 anni.

La vulvodinia può essere esacerbata da fattori psicobiologici (ansia, depressione, distress cronico) e psicosessuali (molestie, abusi fisici e sessuali) e da trigger sessuali come la penetrazione.

La causa del dolore vulvare va sempre ricercata con attenzione: può non essere immediatamente visibile a una prima sommaria analisi della vulva, ma può e deve diventarlo quando venga effettuato un esame medico obiettivo appropriato e competente, e/o quando i dati istologici rivelino con chiarezza la presenza di una infiammazione: una condizione tipica della vestibolite vulvare.

La vulvodinia è un disturbo fortemente stressante, con importanti conseguenze a livello fisico, psicosessuale, interpersonale e sociale.
Aspetti biologici: oltre ad essere un serio problema medico in sé, la vulvodinia può innescare un processo algico ad ampio raggio che coinvolge tutta la regione pelvica, presentandosi come un vero e proprio segnale d’allerta generalizzato.

Il processo infiammatorio cronico sotteso al dolore vulvare può infatti estendersi ad altri organi pelvici: la comorbidità più frequente, a questo proposito, è rappresentata dai sintomi vescicali (cistite post-coitale, sindrome della vescica dolorosa).
Altre significative comorbidità riguardano, l’endometriosi, il dolore pelvico cronico, la sindrome del colon irritabile, la fibromialgia, la sindrome da fatica cronica («fatigue»), la coccigodinia, la cefalea e l’ansia/depressione.

Evidenze ancora da confermare pienamente sembrano suggerire che la fisiopatologia di queste comorbidità presupponga un processo infiammatorio cronico che coinvolge organi pelvici differenti.