mercoledì 8 febbraio 2017

COME SI CURA LA FRIGIDITA?

Autore: Dott. Raffaele Lopreiato  Sessuologo  Vibo Valentia

Diverse possono essere le basi su cui poggia la frigidità femminile, vera o presunta che sia; difronte a un caso clinico è necessario investigare approfonditamente, anche sul passato sessuale della paziente secondo i criteri  di una corretta anamnesi sessuologica.

Diverse sono, come è ovvio, anche le strategie per la risoluzione delle varie problematiche. La terapia medica può essere utile sono nelle forme organiche su base neuro-ormonale; il Viagra rosa non ha funzionato. Gli ormoni sono stati oggetto di giudizi contrastanti circa l’opportunità del loro utilizzo nella deficienza sessuale femminile.

A tale proposito, gli estrogeni non hanno un’influenza particolare sull’erotismo; invece, gli androgeni, usati a dosi adeguate nella donna, possono rilanciare o stimolare una risposta sessuale sufficiente. Si utilizzano generalmente dosi di un certo rilievo, per esempio 100 mg di testosterone i.m. subito dopo la fine del flusso mestruale, più un’altra dose uguale iniettata qualche giorno dopo; oppure, per via orale, 25 mg di testosterone 3 volte alla settimana per 3 o 4 settimane di seguito. 

Nelle donne carenti di reazioni sessuali e con un basso livello di carica libidica, si cerca di incrementare la loro capacità di risposta con mezzi diversi da quelli tattili; piccole dosi di testosterone, fantasie sessuali e letteratura erotica possono aiutare a raggiungere lo scopo.

Il Dott. Arnold Kegel ha sostenuto che la debolezza e l’atrofia del muscolo pubococcigeo rappresenta una causa importante di carenza di reazione sessuale femminile. Sostanzialmente, le sensazioni propriocettive provenienti dai muscoli perivaginali costituiscono una fonte importante di sensazioni vaginali di piacere erotico.

L’orgasmo femminile consiste di contrazioni dei muscoli cavernosi ischiatici e bulbari, e dei muscoli pubococcigei; pertanto, il rafforzamento del tono di questi muscoli sarebbe utile a produrre orgasmi più potenti e più soddisfacenti. Il Dott. Kegel e i suoi seguaci consigliavano alle donne, per migliorare il tono di questi muscoli, di contrarre i muscoli pubococcigei per dieci volte di seguito una o due volte al giorno. I muscoli vengono contratti come nell’atto di trattenere il flusso dell’urina. In questo modo la donna prende consapevolezza di questo fascio muscolare, che può essere mantenuto in efficienza con degli esercizi giornalieri programmati. 

Gli esercizi di Kegel oggi sono molto consigliati in ambito sessuologico per diverse disfunzioni e patologie femminili: nell’incontinenza urinaria, algie pelviche, vulvodinia, nell’atrofia vaginale post-partum, nell’atrofia vaginale senile, nella riabilitazione del pavimento pelvico al posto della elettrostimolazione con elettrodo introdotto in vagina, in tutti quei casi in cui la donna vuole rafforzare l’efficienza del proprio motore erotico.
Inoltre, gli esercizi di Kegel non si fanno più nel modo che abbiamo descritto, contraendo volontariamente i muscoli perivaginali, ma ci si avvale di mezzi specifici, costituiti da una serie di palline rotonde di materiale biocompatibile e molto levigato, di peso crescente, da introdurre profondamente in vagina e tenere per tempi stabiliti: l’introduzione delle palline, di peso via via crescente col progredire dell’esercizio, stimola i muscoli che si contraggono stringendo e avvolgendo le palline. 

Per la stimolazione di punti specifici della parete vaginale vengono impiegati, dello stesso materiale, dei cilindri dotati di batteria interna, e quindi vibranti, di facile impiego e maneggevolezza per la donna. Naturalmente, questi ultimi possono essere usati anche a scopo ludico.

Quando ci riferiamo a una donna totalmente priva di risposte sessuali, il concetto di anorgasmia è chiaro; il concetto, invece, di disfunzione orgasmica non risulta definito, tante sono le variabili di distribuzione dell’orgasmo nella sessualità femminile:
Se proviamo a tracciare una curva, ad una estremità vi sono le donne che non hanno mai raggiunto l’orgasmo; vengono poi le donne che richiedono una forte stimolazione clitoridea quando sono da sole e non sono disturbate dalla presenza di un partner;  nel mezzo della curva troviamo le donne che hanno bisogno di una stimolazione diretta del clitoride, ma sono capaci di avere l’orgasmo con i loro partner; vicino a queste, troviamo quelle donne che possono raggiungere l’orgasmo durante il coito ma solo dopo una lunga e vigorosa stimolazione; stiamo passando dall’altra parte della curva, dove troviamo le donne a cui basta soltanto una breve penetrazione per raggiungere l’orgasmo, ed infine, al punto estremo, figurano quelle donne che possono ottenere un orgasmo già solo con l’immaginazione, o con la sola stimolazione del seno.

E allora? Dove sta la disfunzione? Probabilmente non esiste: al di là di una maggiore o minore soglia del piacere, può essere in causa una carenza tecnica. Da un punto di vista pratico, con le opportune strategie per i singoli casi, la terapia sessuale funziona.

Le Terapie Sessuali dette anche Terapie Sessuali Brevi o Terapie Mansionarie, si caratterizzano non sulla ristrutturazione profonda della personalità ma direttamente nella risoluzione del sintomo sessuale.

Le Terapie Mansionali Integrate sono attualmente la strategia terapeutica migliore per le disfunzioni sessuali, laddove queste non si radichino in problemi intrapsichici e relazionali più gravi di cui rappresentano soltanto l’espressione più evidente.

Le mansioni sessuali che vengono proposte dal terapeuta, e sperimentate dalla coppia nell’intervallo tra le sedute, sono ampiamente discusse durante la successiva seduta al fine di esplicitare la risonanza interiore che hanno avuto, le paure che hanno sollevato e le nuove scoperte che hanno permesso.
Il cambiamento avviene dunque perché, attuando azioni nuove e diverse, si scopre che si può essere differenti. Un’esperienza di successo tenderà ad accrescere l’autostima e la sicurezza e, di ritorno, si propizieranno nuove esperienze di successo.

La strategia fondamentale nella terapia è quella di cercare di dare alla situazione sessuale struttura tale da rendere la donna capace di reagire a una stimolazione sessuale adeguata nel momento in cui essa si trova in uno stato di rilassamento che sia privo di ansia e carico di affettività.

La terapia sessuale applicata ai problemi sessuali femminili non comporta soltanto degli esercizi meccanici. Comporta altresì decisivi mutamenti di atteggiamento da parte della donna, che impara ad accettare i propri bisogni sessuali e le proprie sensazioni erotiche come qualcosa di buono per sé e non soltanto come un mezzo per far piacere al marito. E tutto questo giova infinitamente alla coppia.